Ultimo schiaffo della Corte suprema: respinte le istanze di Latorre e Girone

marò-india_650x447L’ennesimo schiaffo, a pochi giorni da Natale. La decisione della Corte suprema indiana di respingere le istanze per chiedere l’attenuazione delle condizioni della libertà provvisoria, è solo l’ultimo sgarbo istituzionale che calpesta i diritti umanitari dei marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre e umilia lo Stato italiano che, ancora una volta, se ne resta zitto, con la coda tra le gambe.
Matteo Renzi, dopo tutto, non è così diverso da Mario Monti. Aldilà delle pompose dichiarazioni, i vari premier che si sono successi a Palazzo Chigi non hanno saputo far riportare a casa i due ufficiali di Marina. Tanto che la giustizia indiana si sente in diritto, per l’ennesima volta, di calpestare i due militari, simbolo del nostro Tricolore.

La Corte Suprema non ha accolto le istanze presentate dai nostri marò volte ad attenuare della libertà provvisoria permettendo a Latorre un prolungamento della permanenza in Italia e a Girone un rientro in Puglia per trascorrere le festività natalizie insieme alla propria famiglia. Quarto caso nell’agenda odierna, le petition dei militari sono state illustrate dall’avvocato Soli Sorabjee, accompagnato da K. T. S. Tulsi, a un tribunale di tre giudici presieduto dal presidente della stessa Corte, H. L. Dattu. Quest’ultimo ha assunto, sin dalle primissime battute, un atteggiamento visibilmente in disaccordo con le richieste formulando nei confronti di Girone e Latorre numerose obiezioni.

L’istanza di Girone per un rientro in famiglia per un periodo di tre mesi, in concomitanza con le vacanze natalizie, è stata poco dibattuta. Quasi tutto il tempo del dibattito, una trentina di minuti circa, si è infatti concentrato sui quattro mesi chiesti da Latorre per continuare il percorso terapeutico necessario dopo l’ictus e sottoporsi il prossimo 8 gennaio a un intervento cardiaco. Il presidente della Corte suprema, che in Aula rappresenta il governo indiano, ha ascoltato la difesa per poi discutere anche con i giudici a latere. Pur non essendo completamente contraro a concedere l’estensione della permanenza in Italia per Latorre, ha eccepito su vari punti della richiesta sorprendendosi del fatto che nella petizione venisse sollevato anche il problema della giurisdizione. “Allorché le indagini non si sono concluse e i capi d’accusa non sono stati presentati – ha osservato – come posso io concedere l’autorizzazione agli imputati?”. E ha, poi, aggiunto: “Sarebbe bene che tutti gli sforzi fossero concentrati sulla chiusura della fase istruttoria del processo”. Dattu ha, quindi, chiesto il rispetto del sistema legale indiano: “Se concedessi questo ai due richiedenti, dovrei farlo anche per tutti gli imputati indiani. Anche le vittime hanno i loro diritti”.

Roma, 16 dicembre 2014
di Andrea Indini
Fonte Il Giornale