Marò, tutta l’Italia insorge, Pinotti: Latorre resta

++ INDIA: MARO'; IN TRIBUNALE A KOCHI, NUOVA UDIENZA 18/6 ++Il «no» delle autorità indiane alla legittima richiesta di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone ha scatenato una grandinata di proteste, da destra e sinistra, unite, per una volta, a condannare un oltraggio non solo a due militari, ma a tutta l’Italia. E il ministro della Difesa Pinotti ha chiarito: «La torre resta in Italia». Il primo a parlare è stato il Capo dello Stato «fortemente contrariato dalle notizie giunte da Nuova Delhi». Napolitano, ha dichiarato il Quirinale, «resterà in stretto contatto con il Governo e seguirà con attenzione gli orientamenti che si determineranno in Parlamento».
Poi è stata la volta del presidente del Senato, Pietro Grasso che ha rivolto «un caro augurio ai militari italiani impegnati nelle missioni internazionali di pace ed ai marò che ancora dopo anni attendono un processo in stato di custodia cautelare. Ai nostri militari in missione ci rivolgiamo con gratitudine per il contributo alla sicurezza, alla stabilità geopolitica e alla realizzazione dei diritti fondamentali nelle aree più tormentate del pianeta».
Elio Vito (Fi), presidente della Commissione Difesa della Camera via Twitter: «Marò, respinte le istanze di libertà di Latorre e Girone: vergogna!». E poi ha chiesto a Renzi «di venire in commissione per far sì che il Paese venga a conoscenza delle iniziative che il Governo vorrà assumere». E la dichiarazione di Palazzo Chigi è stata immediata: «Il governo risponde da subito impegnandosi a partecipare ai lavori di commissione». Mariastella Gelmini, vicecapogruppo vicario di Forza Italia alla Camera ha detto che «l’ingiusta detenzione di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone nelle carceri indiane e il rifiuto della Corte suprema di quel Paese di riconoscere un’attenuazione della loro detenzione cautelare sono un oltraggio all’Italia e confermano purtroppo il peso residuale e pressoché nullo della nostra diplomazia». Battuta durissima di Mara Carfagna: «Renzi sui Marò aveva promesso di fare l’impossibile. E in qualche modo c’è riuscito. Nonostante il semestre italiano di presidenza europea, un’ex esponente del governo italiano sulla poltrona di Alto Commissario per gli Affari Esteri e gli “ottimi” rapporti con il governo indiano, è riuscito a farsi sbattere una porta in faccia. Ai nostri Marò e alle loro famiglie va tutta la mia solidarietà per l’approssimazione e il dilettantismo con cui anche questo Governo ha gestito e sta gestendo questa situazione».
Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha dichiarato «l’irritazione del Governo per la decisione presa nei confronti dei nostri fucilieri di Marina». Per il capo della diplomazia italiana, il passo della Corte Suprema indiana «è una decisione grave, alla quale credo il Paese debba reagire con fermezza e unità».
Ed è «una decisione grave» anche per il ministro della Difesa Roberta Pinotti, che ieri ha messo in chiaro: «Massimiliano Latorre si deve curare qui in Italia, ce lo stanno dicendo i medici e non vedo quindi come possa tornare in India. Noi non ci muoviamo da questa posizione».
Per la deputata Ncd Barbara Saltamartini «non ci sono più scuse o azioni diplomatiche che tengano di fronte all’ennesimo oltraggio della Corte Suprema indiana sulla vicenda dei nostri due marò. Non si può negare che in questi mesi, forti anche della presidenza di turno Ue dell’Italia, avevamo sperato in un esito diverso. Se non il ritorno definitivo di Latorre e Girone, almeno un passo in avanti. I fatti ci smentiscono».
Il compagno di partito Fabrizio Cicchitto: «La decisione della Corte Suprema indiana è del tutto inaccettabile e peggiora fortemente i termini del contenzioso fra l’Italia e l’India». E ancora: «Purtroppo – riprende l’esponente Ncd, presidente della commissione Esteri della Camera – l’India ha scelto una linea irresponsabile. A questo punto è indispensabile un confronto politico-parlamentare sulla base del quale il governo deve definire la sua linea di fronte a questo fatto nuovo del tutto negativo».
Oltre l’indignazione politica c’è l’amarezza delle famiglie. «Reputo che questa sia un’enorme ingiustizia nei confronti di due uomini, dei loro cari, dei militari e di tutto il popolo italiano», ha detto la compagna di Massimiliano, Paola Moschetti. Certo, questo Natale Massimiliano sarà a casa, ma Paola spiega subito che «questo non è assolutamente il nostro pensiero principale. Non ci può essere aria di festa».

di Luigi Frasca
Roma, 17 dicembre 2014
Fonte IL TEMPO