Isis massacra 150 donne: rifiutavano di sposare i miliziani

isis8Almeno 150 donne, alcune delle quali incinte, sono state giustiziate dallo Stato Islamico per aver rifiutato di sposare i jihadisti del gruppo. È avvenuto nella provincia di Anbar, nel parte nord-occidentale dell’Iraq. Lo denuncia il ministero per i Diritti Umani di Baghdad, citato dall’emittente satellitare «al Arabiya», spiegando che le esecuzioni sono avvenute a Falluja e che i corpi delle vittime sono stati sepolti in fosse comuni alla periferia della città. L’esecutore delle uccisioni è stato identificato nel jihadista Abu Anas al Libi, omonimo di un altro terrorista responsabile degli attentati alle ambasciate di Kenya e Tanzania nel 1998.

Il manuale per trattare le schiave

La maggior parte delle donne uccise sarebbe di origine yazida. Prima di essere assassinate le prigioniera erano state ridotte in schiavitù e deportate in altre province. Venivano tenute prigionerie in una moschea di Fallujia. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite le donne vengono rapite per essere vendute come schiave a Isis, che ha anche pubblicato un terribile tariffario e un manuale con le domande e le risposte per i jihadisti. In quest’ultimo scritto viene dato via libera ai miliziani di Al Baghdadi di catturare le donne e usarle come concubine, soprattutto se cristiane ed ebree. «È lecito avere subito rapporti con una schiava appena acquistata? È lecito vendere una schiava messa incinta dal suo padrone?», sono le domande del manuale.Un altro passaggio del testo sottolinea come sia considerato legale nello Stato islamico fare sesso con bambine in età prepuberale. L’Isis ha giustificato l’uso della riduzione in schiavitù di queste donne sostenendo che le tribù Yazide adorano il diavolo. Per le musulmane Isis invece ha creato un programma di addestramento affinché supportino i combattenti, cucinando e pulendo per loro. Nei giorni scorsi è stata smantellata in Spagna una cellula che reclutava donne per il Califfato.

Iraq, 18 dicembre 2014
Fonte Corriere della Sera