Mafia Capitale, ecco le denunce inascoltate sull’affare dei rom

ansa - boschi - >>>ANSA/MAFIA CAPITALE: AL VIA INTERROGATORI, ALEMANNO SI AUTOSOSPENDEOttantasei milioni di euro in 7 anni, a partire dal 2005, fino all’ultimo stanziamento di settembre, quando il dipartimento Servizi sociali del Comune di Roma calcolava già una spesa di 12,7 milioni di euro solo nel 2014: i costi folli del sistema rom, col quale – come emerso dall’inchiesta «mafia capitale» – facevano affari anche le coop romane riconducibili a Salvatore Buzzi, conferma un’emergenza ufficializzata ormai da troppo tempo che si trascina con risultati disastrosi.
Campi ridotti a discariche, tassi di integrazione e scolarizzazione risibili, guerre tra clan per il «pizzo» sulle baracche, criminalità diffusa e una convivenza sempre più difficile coi residenti, avvelenati giorno e notte dai roghi tossici.

UN POZZO SENZA FONDO
Il Piano Nomadi, che nelle intenzioni iniziali avrebbe dovuto ripulire la città dalle favelas abusive avviando un riordino logistico che prevedeva anche un censimento dei rom stanziali, è partito nel 2011 con uno stanziamento di 32,5 milioni di euro, di cui 19,5 dirottati su Roma dal ministero dell’Interno. Col tempo, poi, i bilanci sono lievitati. Le associazioni Berenice, Compare e Lunaria, sommando i costi sostenuti dal Comune di Roma tra il 2005 e il 2011 per i 7.877 nomadi distribuiti tra gli 8 campi autorizzati (Salone, Candoni, River, Gordiani, Castel Romano, Lombroso, Cesarina e La Barbuta) e quelli tollerati, ha appunto calcolato un totale che supera gli 86 milioni di euro, 19,9 per la sola gestione ordinaria dei campi, 9,4 milioni per gli interventi dell’Ama, 8,1 milioni per la bonifica delle aree, 9,3 milioni investiti sul capitolo scolarizzazione.
Costi fissi garantiti dal Comune che però, paradosso, ha praticamente azzerato le risorse destinate agli sgomberi: appena 150mila euro nel 2014, a fronte dei 925mila euro del 2012, mentre l’ultimo report della polizia municipale documenta l’invasione di tendopoli abusive che in città hanno raggiunto quota 127, come accertato anche da una delle tante inchieste messe in campo dal nostro quotidiano.

BANCHI VUOTI
Il flop più evidente, rispetto ai soldi spesi, è quello relativo al tasso di scolarizzazione dei bambini rom. Nel 2013 il Comune di Roma ha messo sul piatto 3 milioni 341mila euro, di cui 1,2 milioni solo per il trasporto scolastico, ma le navette di Atac viaggiano vuote, soprattutto quelle in partenza dal vasto campo di Castel Romano, dove l’associazione 21 Luglio ha stimato una percentuale di inclusione pari allo zero, che sale a un timido 0,8 per cento nel caso del campo di via Candoni: sul totale di circa 2mila minori iscritti alla scuola dell’obbligo, appena il 5% frequenta le superiori.

CAMPI RIDOTTI A DISCARICA
Diventano costi fissi anche le risorse straordinarie che, spesso dietro sollecitazione delle varie Asl di competenza, il Comune impegna per «bonifiche» e «interventi di manutenzione».
Dal bilancio 2013: Salone 161mila euro, Castel Romano 122mila euro, via del Foro Italico (campo tollerato e non autorizzato) 203mila euro, bonifica e stoccaggio dei moduli abitativi ancora a Salone 77mila euro, bonifica interna ed esterna dell’ex Cartiera sulla Salaria (per la cui riqualificazione nel 2011 era stato speso 1 milione e mezzo di euro) 77mila euro, intervento urgente di bonifica fognaria a Candoni 86mila euro, bonifica alla Barbuta 79mila euro, ancora bonifica a Castel Romano 63mila euro, bonifica all’area bimbi in via Salone 97mila euro. La lista di delibere continua fino a superare i 4 milioni di euro. Sul campo, però, la situazione resta tragica.

IL GRAND HOTEL ROM
Il caso più eclatante, emblema del fatto che la montagna di soldi spesi possano ridursi ad un grandissimo spreco, è la «Best House Roma», due edifici in via Visso in zona San Basilio, alla periferia della Capitale, che dal 2012 ospitano i nomadi sgomberati da via del Baiardo e Tor de’ Cenci, ai quali più recentemente si sono aggiunti quelli della Cesarina sulla Nomentana: in totale 320 persone per un costo, all’anno, di almeno 2,3 milioni, quasi 60mila euro ogni 6 mesi per ciascun nucleo familiare.

MA CI RIPAGANO COSÌ
Roma spende (invano), ma anche i nomadi contribuiscono agli sprechi specie dopo la scelta del Comune di rinunciare ai vigilantes di Risorse per Roma, un tempo unico presidio di sicurezza all’interno dei campi che quindi, nel frattempo, sono diventati terra di nessuno. La guerra tra clan, che si contendono la gestione del villaggio, il pizzo sugli affitti e le piazze di spaccio, tra il 2012 e il 2013 è costata all’Amministrazione, cioè ai romani, circa 1 milione di euro, andati in fumo nel giro di tre notti assieme ai moduli abitativi, 45 per un costo di circa 20mila euro l’uno, che costituivano l’intera area “D” di Castel Romano.
Più recentemente, ad agosto, i rom hanno dato alle fiamme anche i container di Risorse per Roma e della Croce Rossa.
L’altro problema, non meno importante, riguarda i roghi tossici di rifiuti e altri materiali pericolosi che rappresentano un business a sei zeri per i nuovi nomadi-ferrivecchi, totalmente abusivi ma ormai perfettamente inseriti nel circuito che dal cassonetto porta l’acciaieria.

E LE COOP FANNO AFFARI D’ORO
Sui nomadi, è noto, lucrava anche la cupola romana smascherata dalle ultime indagini della Procura di Roma guidata da Giuseppe Pignatone. L’ex estremista di destra Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, ras della cooperativa 29 giugno, si erano concentrati in particolare sull’affaire di Castel Romano, realizzato dalla «Impegno per la Promozione» di Sandro Coltellacci per un investimento di 5,3 milioni di euro: stando all’ordinanza del gip, Carminati avrebbe portato «in una valigetta 600mila euro tutte a carte da cento», per le opere di urbanizzazione, d’impresa «e poi, ce siamo divisi chi pagava chi. Io me so preso le casette mobili e lui la costruzione del campo», spiegava Buzzi al telefono.
La 29 giugno (tramite la Eriches 29, un’altra coop delal galassia Buzzi) per la gestione di Castel Romano ha ricevuto dal Campidoglio circa 2 milioni di euro nel giro di un solo anno.

Erica Dellapasqua
Roma, 22 dicembre 2014
IL TEMPO