…2015, ci vorrebbe una “RIVOLUZIONE”

2015E’ questo, almeno sulla carta, il tempo dei bilanci, quel tirare le somme in previsione di quell’anno che verrà magistralmente cantato da quel grandissimo artista che fu Lucio Dalla.
E in quell’anno che verrà vogliamo e speriamo sempre che qualcosa cambi, migliori, ci porti qualcosa di meglio dell’anno appena trascorso, quel 2014 che, a ben vedere, ci ha confermato che è troppo difficile cambiare un sistema che forse cambiare non vuole.
Perché quel sistema paese lo vogliono gli Italiani anche se non lo ammetteranno mai e che forse aspettano l’ennesimo dittatore ma, una volta ottenuto, eccoli rievocare quei fantasmi del passato, di quel ventennio di cui tutti hanno paura ma che molti ritengono la necessaria svolta.
Così in questa schizofrenia congenita dove tutti vogliono tutto e il suo contrario l’unica cosa sicura è che se di certo la situazione non migliorerà di sicuro peggiorerà.
Una cassandra, avete ragione, ma di fronte a un paese che muore, che ci illude di cambiare, che cerca il volto del miglioramento ma solo il volto è rimasto capite bene che c’è poco da sperare.
Guarderemo alle piazze con apprensione, alle manifestazione dei lavoratori con preoccupazione, alla recrudescenza dei reati, specie quelli predatori, con sgomento, a una immigrazione affamata e dirompente che non si è mai veramente arrestata e che nessuno vuole fermare.
E chi delle divise assiste a tutto questo si chiede quanto il paese riuscirà a reggere, chi saranno oltre ai comuni cittadini le divise che dovranno sacrificare se stesse per svolgere la loro funzione di improprio ammortizzatore sociale, di quanti morti dovrà ancora mietere questa guerra da tempo iniziata davanti ai nostri occhi.
Non crediate che non sia l’altra faccia di una guerra vedere lavoratori disperati per aver perso il posto di lavoro e che gli stessi non siano di fatto dei morti.
Aziende chiudere perché non esiste futuro industriale per questo paese, trattare le nostre città come campi di battaglia su cui depredare, offendere, distruggere non è forse peggio di un conflitto?
A tutto questo, perché ormai la battaglia è persa, ecco la ritirata, i presidi delle forze dell’ordine che chiudono, il ridimensionamento degli organici delle uniformi ad aggravare la situzione, politiche criminali che non investono sulla repressione dei reati ne, di fatto, sulla prevenzione.
La soluzione non saranno nuove carceri, come dice qualcuno ma nemmeno le misure alternative se, come si assiste, moltissimi reati sono recentemente aumentati di numero specie nelle città del nord Italia.
Un paese e uno Stato il nostro che ogni giorno sottrae servizi al cittadino, che non riesce, o forse non vuole più farsi carico della sicurezza a beneficio (forse) di quei capitali privati che probabilmente attendono vogliosi di accaparrarsi quel mercato quasi vergine della sicurezza dei cittadini.
Un paese l’Italia che guarda al privato, che vuole investitori, ma che li fa scappare, un paese che deve diventare povero evidentemente, meno pretenzioso, più incline ad essere aggredito da chiunque voglia renderlo oggetto di speculazione.
Un paese che per ora non si arrabbia, che attende il signorotto da cui farsi governare ma che subito avrà voglia di appenderlo in piazza.
Un paese che forse merita di essere conquistato, magari da qualcuno capace di debellare quell’altissimo livello di mafia e corruzione dove tutto è sistema, dove tutto è “cosa nostra”, dove tutto non è mai davvero libero ma sempre troppo influenzato dagli amici degli amici.
E per questo 2015 non possiamo aspettarci nulla di più di quanto già visto con la speranza che gli Italiani ritrovino l’orgoglio e la passione di tornare a pretendere un paese Europeo nel vero senso della parola restituendo a tutti la voglia di sentirsi orgogliosi della nostra identità e della nostra cultura.
Buon 2015 amici carissimi, buona “Rivoluzione” a tutti!

By Spirit of the Night

Roma, 30 dicembre 2014

DE

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