ATTENTATO A PARIGI. INTEGRALISMO E TERRORISMO: TROPPO TARDI?

ATTENTATO A PARIGI. INTEGRALISMO E TERRORISMO: TROPPO TARDI?
8 Gennaio 2015 – Un attentato che ha scosso il mondo occidentale. Un attentato ai pilastri delle democrazie moderne. Un attentato che è un monito per tutti noi. Potrebbe accadere qui. A Milano, a Roma, a Napoli. Sui metrò, in un cinema. Dovunque.

Nel deep web un Kalasnikov si compra facilmente con dei bit coin. Bastano poche migliaia di euro e l’anonimato più assoluto. E i figli dell’Islam perverso sono dovunque.
E non una sola condanna è pervenuta dai leader dei paesi islamici.
Oggi lo jihadismo deve spaventare molto di più dell’11 settembre. Perché? Perché cooptare kamikaze, convincere un giovane vissuto nelle nostre belle città a morire per Allah non è facile. Spingerlo ad emulare le «gesta eroiche» dei tagliagole o di chi ieri ha impugnato un arma sparando all’impazzata, rischiando nella peggiore delle ipotesi il carcere a vita, è ben più semplice e può avere conseguenze e dimensioni imprevedibili.
«Dovete avere terrore anche uscendo di casa per fare la spesa». E’ il contenuto inquietante di un ultimo video messaggio dell’ISIS.
Eppure ancora nei dibattiti televisivi c’è chi, come quel radical chic di Oliviero Toscano che ha la faccia tosta di dare del nazista a Salvini e Sallusti quando ricordano che l’unica religione che condanna delle donne perché alla guida di un auto o le imprigiona condannandole a morte perché sposano un cattolico.
E si permette di affermare con supponenza «anche la religione cattolica discrimina le donne». Ma smettiamola con queste fandonie! E parliamo di cose serie, piuttosto. Troppo tardi?
Si per una repressione di massa. Non servirebbe oggi quando milioni di mussulmani – ed i più moderati di loro sono radicali rispetto al nostro modo di pensare – vivono in Europa. Quando milioni di loro sono nati qui e producono ricchezza.
Ma allora cosa si può fare? Operazioni chirurgiche, culturali, preventive e repressive. Ossia:
1. Introduzione in Europa del reato di «addestramento militare non autorizzato», arrestando chiunque dovesse risultare aver trascorso un periodo all’estero per addestrarsi militarmente, indipendentemente se abbia o meno combattuto, reprimendo così severamente il fenomeno dei foreign fighters;
2. Applicazione rigorosa ed estensione in tutta europa, dell’art. 414, comma 2 del codice penale che punisce l’apologia del terrorismo, agganciandovi anche il sequestro di beni e rimpatrio immediato dopo lo sconto della pena, per reprimere gli Imam istigatori di odio;
3. Applicazione del divieto di nascondere il volto in pubblico: le leggi di pubblica sicurezza valgono per tutti, anche per gli islamici: basta con le zone franche!
4. Divieto di apertura di scuole islamiche;
5. Divieto di apertura di nuove Moschee e controlli a tappeto sulla provenienza dei fondi per la costruzione di quelle esistenti: se risultassero minimi indizi di provenienze sospette, sequestro ed abbattimento.
6. Misure di prevenzione per qualunque atto discriminatorio, contrario ai nostri valori di democrazia, come ad esempio l’imposizione del divieto ad una ragazza mussulmana di frequentare un ragazzo cattolico o viceversa.
E poi sanzioni disciplinari per gli insegnanti che – stupidamente – vietano i messaggi di pace, come il presepio o la preghiera a Gesù. Sono le nostre sacrosante tradizioni.
E dall’altra parte? Esiste o no il diritto altrettanto sacrosanto di tutelare il sentimento religioso? Allora i radical chic che difendono oggi la cultura intollerante islamica dovrebbero anche fermamente condannare la satira oltre misura. Quella che offende il sentimento religioso dei cattolici come dei buddisti o degli ebrei o dei mussulmani. Ma la condanna deve avvenire nei luoghi deputati, nei tribunali, con un semplice soluzione: l’applicazione delle leggi ferma, senza pregiudizi ideologici. Educando tutti al rispetto.

Angelo Jannone