Lavitola e De Gregorio paghino 23 milioni.

Lavitola e De Gregorio paghino 23 milioni.
14 Gennaio 2015 – Dovranno restituire allo Stato poco meno di 24 milioni di euro di contributi indebitamente ricevuti per il quotidiano «L’Avanti!». L’ex direttore della testata Valter Lavitola, l’ex senatore Pdl Sergio De Gregorio e la società editrice International Press Scarl sono stati condannati dalla Corte dei conti del Lazio, a titolo di dolo e in via solidale, alla restituzione all’erario di 23.879.502 euro. Dal 1997 al 2009 hanno drenato illecitamente contributi pubblici a cui «L’Avanti!» non aveva diritto, utilizzando società cartiere, prestanome e fatturazioni fittizie. Denaro trasferito sui conti esteri di Lavitola.

«In particolare – si legge nella sentenza – è emersa la fittizietà dei servizi di “strillonaggio” allo scopo di aumentare la diffusione del quotidiano, nonché la formazione di fatture false per operazioni inesistenti, sia, ovviamente, per sostenere e avvallare la richiesta di contribuzione pubblica, ma anche al fine dell’evasione fiscale da parte delle International Press Scarl». Il contratto per lo «strillonaggio» stipulato con la S.s.p. Servizi srl ha fatto schizzare nel secondo semestre del 2009 la percentuale di vendita de «L’Avanti!» al 90% della diffusione totale; nel primo semestre dello stesso anno era pari al 2,75%. «Emblematico – scrivono i giudici contabili – il fatto che la S.s.p. Servizi si trovava nella stessa sede dell’International Press, del tutto priva delle strutture e dei mezzi per rendere i servizi». De Gregorio, come socio occulto della società editrice (inizialmente costituita a Napoli, presso la sua residenza), gestiva alcune delle società fornitrici a cui venivano girate fatturazioni per operazioni inesistenti. Ghionni, invece, era incaricato per la International Press Scarl di predisporre la documentazione amministrativo-contabile da presentare al Dipartimento per l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri. Proprio in quel dipartimento Ghionni ricopriva un incarico di collaborazione, come componente della Commissione Tecnica Consultiva per l’Editoria incaricata di esprimere un parere non vincolante sull’erogazione dei contributi statali alle testate giornalistiche. In questa duplice veste «aveva – secondo il collegio – gli strumenti per accorgersi delle attività illecite e, quantomeno, della totale infondatezza delle richieste di contributo». Per questo la Corte dei conti l’ha condannato, a titolo di colpa grave, a pagare allo Stato 835.782 euro.

È stata la procura di Napoli a trasmettere ai pm contabili di Roma l’ordinanza applicativa delle misure cautelari emessa dal gip il 17 aprile 2012 a carico di Lavitola, De Gregorio e Ghionni. Il successivo 9 novembre, Lavitola, accusato di truffa e bancarotta fraudolenta, ha patteggiato 3 anni e 8 mesi di reclusione e gli sono stati confiscati beni già oggetto di sequestro preventivo. «La truffa – si legge nella sentenza della Corte dei conti – è stata accertata sia in sede di indagini di polizia giudiziaria, che in sede di istruttoria svolta dalla Procura regionale ed è confermata dalle innumerevoli dichiarazioni anche confessorie dei convenuti e dei collaboratori di Lavitola e di De Gregorio, imputati o testimoni nel processo penale». In particolare, «un indiscutibile elemento di prova» è, secondo i giudici contabili, la sentenza di patteggiamento nei confronti di Lavitola: «Da cui emerge chiaramente il sodalizio criminale tra questi e De Gregorio». Il collegio presieduto da Ivan De Musso ha inoltre respinto la richiesta di sospensione del giudizio contabile, in attesa della definizione del processo pendente presso il Tribunale di Napoli, «in quanto il danno possiede i caratteri dell’attualità e della certezza».

(fonte Valeria Di Corrado su Iltempo)

A.P.