Carlo Giuliani, nessun responsabile civile

Immagine17 gennaio 2015 – Respinti i ricorsi dei famigliari del ragazzo ucciso in piazza Alimonda. Anche in questa sede l’uso delle armi è stato considerato legittimo

Nessun responsabile anche in sede civile per la morte di Carlo Giuliani avvenuta il 20 luglio del 2001 in piazza Alimonda durante il G8 di Genova. Ieri mattina, il giudice Daniela Canepa ha respinto i ricorsi con i quali i famigliari di Carlo chiedevano venisse stabilita la responsabilità civile dei Ministeri della Difesa e dell’Interno e riconosciuto un risarcimento.

I genitori e la sorella di Carlo, attraverso gli avvocati Gilberto Pagani e Dario Rossi, avevano citato come rappresentanti dei ministeri il vicequestore Adriano Lauro, che il 20 luglio aveva l’incarico di gestire l’ordine pubblico nella zona di piazza Alimonda, e il carabiniere Mario Placanica che esplose il colpo di pistola dall’interno della jeep assaltata dai manifestanti, che uccise il ventitreenne genovese.

Il giudice ha sostanzialmente rigettato il ricorso rifacendosi al legittimo uso delle armi già sancito dalla sentenza di proscioglimento di Placanica poi ripresa anche dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Scrive il giudice Canepa nella sentenza :”Non c’è dubbio, sulla base della ricostruzione dei fatti minuziosamente effettuata, che Placanica, comandato in servizio di ordine pubblico, fosse pienamente legittimato a fare uso delle armi quando ricorressero i presupposti della necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza all’Autorità. E non vi è parimenti dubbio che la situazione in cui Placanica si è trovato ad agire fosse di estrema violenza volta a destabilizzare l’ordine pubblico ed in atto nei confronti delle stesse forze dell’ordine, la cui incolumità era direttamente messa in pericolo”.

Quanto al comportamento di Carlo Giuliani in piazza Alimonda, il giudice dice che “il gesto di Giuliani non è stato una isolata aggressione, ma solo una delle fasi di una violenta aggressione al “defender” posta in essere dalle numerose persone che lo avevano accerchiato…”.

Quindi, continua il magistrato civile, “Mario Placanica aveva a disposizione un solo mezzo per fronteggiare la violenza posta in essere nei suoi confronti e l’aggressione all’integrità fisica, se non addirittura alla vita, propria e dei compagni: l’arma”.

Nel ricorso al tribunale i famigliari di Giuliani sostenevano che la morte di Carlo “fu causata, oltre che dal colpo di pistola sparato da Mario Placanica, dalle scelte gravemente errate, avventate ed imprudenti di Adriano Lauro nella gestione dell’operazione di ordine pubblico che pre- cedette lo sparo e che è un antecedente logico della morte stessa e terminata con la sassata inferta sulla fronte di Carlo Giuliani agonizzante”.

Ma il giudice, per “assolvere” Lauro cita un passaggio della sentenza del cosiddetto processo ai 25, ovvero i manifestanti in parte condannati a pene pesantissime per le devastazioni del 2001: “Si deve osservare come la manovra di polizia decisa dal dottor Lauro non presenti alcun connotato di illegittimità né tanto meno di arbitrarietà”.

Infine, sulla sassata che sarebbe stata inferta per spregio al corpo ormai già privo di vita o ancora agonizzante il giudice scrive: “Il sasso con cui è stato colpito Giuliani dopo lo sparo, l’asserzione che un appartenente alle Forze dell’Ordine abbia colpito Carlo Giuliani con un sasso, quando questi era a terra è rimasta una pura congettura senza nessun elemento probatorio a suo sostegno”. Ora i famigliari di Giuliani dovranno decidere se presentare ricorso in appello.

Fonte: Repubblica Genova (Marco Preve)

E.R.