Il sogno Rai del raccomandato Tulliani

Il sogno Rai del raccomandato Tulliani
27 Gennaio 2015 – Correnti politiche e incarichi tecnici, riunioni semiclandestine e pretese “parentali”: è sconfortante l’affresco che fa l’ex dirigente Rai, Guido Paglia.

Nelle carte dell’inchiesta della Procura di Roma sui presunti imbrogli nella prima azienda di offerta culturale italiana, sono tanti i nodi che, vista la richiesta di archiviazione avanzata dal pm, rischiano di rimanere irrisolti. In questa Babele di presunte mazzette, accennate raccomandazioni e ostracismi “punitivi”, molti di questi nodi vengono annotati proprio da Paglia. Tutti vogliono lavorare in Rai e, a leggere le dichiarazioni Paglia, la strada migliore per ottenere un incarico è passare attraverso i referenti politici di turno.

DALLE CASE AL CINEMA

A Giancarlo Tulliani, il cognato dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini passato alla storia per le vicende legate alla casa di Montecarlo, il mercato immobiliare comincia a stare stretto, tanto che lo stesso Tulliani, secondo Paglia, avrebbe cominciato a fare pressioni sul potente parente per reinventarsi produttore tra le braccia di Mamma Rai. «Il Tulliani – racconta Paglia in un interrogatorio del dicembre 2012 – mi fu introdotto dalla segretaria particolare di Fini che mi chiese di dargli udienza in Rai». Tulliani vorrebbe entrare nel giro che conta ma nelle sue mani, dice Paglia, manca praticamente tutto; manca l’iscrizione al registro dei fornitori della Rai e manca la società stessa: nelle mani di Tulliani c’è solo l’idea per il nome della società che è ancora senza il logo «tanto che – racconta al pm – mi chiese se avevo un buon grafico per fargli realizzare il logo della costituenda società Giant».

Dopo il primo incontro in cui Tulliani (che non è indagato in questa vicenda, ndr) mette sul tavolo la propria idea di sfondare nel rutilante mondo della televisione pubblica, Paglia e Tulliani si incontrano una seconda volta. «In quella circostanza – dice ancora Paglia – lo stesso iniziò a lamentare che i tempi erano troppo lunghi e che forse io non avevo capito che lui era lì su input di Fini, per cui non avevo messo nella pratica la dovuta diligenza. Insomma si rivolse a me con arroganza inaudita, così lo cacciai letteralmente dalla porta».

«SE VUOLE BUTTARE I SOLDI…»

L’ingresso di Tulliani tra i pezzi grossi dell’intrattenimento televisivo non era nato quindi sotto la giusta stella, ma l’«immobiliarista» quella occasione la desidera proprio, non si perde d’animo e torna alla carica attraverso il suo influente cognato: «Con Fini – racconta sempre Paglia – avevo in precedenza avuto un colloquio in cui gli avevo detto che per me Tulliani non aveva alcuna possibilità di entrare nel business della produzione cinematografica, in primo luogo per la necessità che quel settore di impresa richiede di reperire enormi disponibilità economiche, ma anche per la sua inadeguatezza manageriale. Fini in quella circostanza fece quasi finta di non saperne niente, dicendomi che il cognato era un immobiliarista e non imprenditore cinematografico e che se voleva buttare soldi erano fatti suoi. Ma poi evidentemente cambiò idea».

L’INCONTRO NELL’UFFICIO DI FINI

Passano infatti pochi giorni e Paglia e Fini si trovano di nuovo a discutere, animosamente, del “sogno” televisivo di Tulliani. «Mi reco alla Camera dei Deputati – prosegue Paglia – dove vengo dirottato nell’appartamento privato del presidente, dove non ero entrato mai». Paglia pensa che il motivo della convocazione privata possa riferirsi ai nuovi assetti nella Tv pubblica, anche alla luce delle elezioni politiche che avevano visto primegiare il centro-destra «invece lì trovo Fini e Tulliani. Visibilmente imbarazzato» (Fini, ndr) mi inizia a dire che aveva la necessità di fare in modo che Giancarlo avesse un “minimo garantito” non solo in tema cinematografico, ma anche con riferimento alla fiction e all’intrattenimento. Provai a fargli capire – dice ancora Paglia – che era impossibile ottenere tutto quello che lui chiedeva, perché in ogni settore erano richiesti requisiti di professionalità ed esperienza che Tulliani non possedeva». Ma Tulliani da questo orecchio proprio non ci sente e risponde a Paglia che «per Barbareschi e per la moglie di Bocchino aveva avuto altre attenzioni», ribadendo all’interlocutore che gli interessi del dirigente Rai erano evidentemente «rivolti ad altri produttori». «Gli dico di ringraziare Iddio che non eravamo a casa mia perché altrimenti gli avrei messo le mani addosso – continua Paglia – a quel punto inseguito da Fini che cercava di trattenermi, mi giro e me ne vado. Da allora – conclude Paglia – non ho avuto più rapporti e le mie aspettative di diventare vicedirettore generale Rai sono state ovviamente frustrate». Paglia chiosa col pm: «Fini l’ho rincontrato ai funerali di Curzi e lui senza neppure darmi la mano mi dice gelido: “l’altro giorno ti sei comportato malissimo”. E ha tirato dritto».

(fonte Vincenzo Imperitura e Andrea Ossino su Iltempo)

A.P.