La riabilitazione dei funzionari di Gheddafi

Il parlamento di Tobruk ha sospeso una legge che impediva agli ex collaboratori del Colonnello di assumere nuovi incarichi politici. Ma nel caos libico questa decisione rischia solo di innescare nuove tensioni
A Libyan rebel fighter gestures next to a poster of Muammar Gaddafi on the ground at one of several checkpoints in Tripoli

La Camera dei Rappresentanti di Tobruk ha votato la sospensione di una legge che proibiva agli ex funzionari del regime di Gheddafi di assumere incarichi politici. Una decisione che sa di restaurazione e che di certo farà discutere in un Paese orfano di istituzioni e in balia di una guerra civile che va avanti ormai ininterrottamente dalla caduta del Colonnello nel 2011. “La legge – ha spiegato il parlamentare Tarek al-Jerushi, citato da Middle East On Line – è stata temporaneamente sospesa in attesa dell’adozione permanente della nuova Costituzione”. È difficile però credere che questo passaggio legislativo possa avere seguito. La Camera dei Rappresentanti infatti non solo è costretta ormai da mesi a riunirsi a Tobruk, poiché le sedi istituzionali di Tripoli sono stabilmente occupate dall’ex Congresso Generale Nazionale (GNC) a maggioranza islamista, ma formalmente non potrebbe nemmeno operare in quanto è stata destituita di ogni potere dalla Corte Costituzionale libica.

La legge che imponeva l’isolamento politico a tutti coloro che avevano svolto funzioni governative durante la dittatura di Gheddafi dal primo settembre del 1969 alle fasi conclusive della rivolta nell’ottobre del 2011, era stata approvata nel maggio del 2013. Allora fu un parlamento di transizione a votarla ma solo per arginare le proteste dei gruppi armati che da settimane assediavano i palazzi del potere di Tripoli. La sospensione di questa legge e la conseguente riabilitazione politica degli ex funzionari di Gheddafi oggi rischia però di non avere alcun significato. Il governo del premier Abdullah Al Thinni, confinato anch’esso ad Al Beyda, stenta a contrastare le avanzate delle milizie islamiste di Alba Libica in Tripolitania e del gruppo terroristico Ansar Al Sharia nella Cirenaica. Le esportazioni petrolifere, la vera grande ricchezza del Paese, sono in picchiata, e i negoziati promossi dalla missione ONU in Libia non sembrano in grado di produrre risultati tangibili.

vai_allo_speciale_libia

Ieri, lunedì 2 febbraio, il capo di UNSMIL (United Nations Support Mission in Libya) Bernardino Leon ha affermato che a seguito di un colloquio con i rappresentanti del parlamento di Tripoli le trattative riprenderanno in Libia entro i prossimi giorni. La situazione sarebbe stata sbloccata grazie alla mediazione dell’ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Maria Buccino Grimaldi, e a un faccia a faccia tra Leon e l’ex presidente del GNC, Nuri Abu Sahmain. Episodio, quest’ultimo, che però ha innescato nuove polemiche con la Camera dei Rappresentanti di Tobruk.

In attesa di aggiornamenti, la situazione in Libia resta critica. È del 2 febbraio la notizia del rapimento del sindaco di Khoms, città situata a metà strada tra Tripoli e Misurata dove di recente è aumentata la presenza di miliziani della coalizione islamista Alba Libica. A Sirte è invece scomparso Jasbinder Kumar, uomo di origini indiane che lavorava in Libia da 25 anni per uno degli ospedali della città. Mentre non ci sono sviluppi sul caso di Ignazio Scaravilli, medico catanese che offriva il proprio contributo presso l’ospedale di Dar Al Wafa, nella zona di Suq Talat. Di lui non si hanno notizia dallo scorso 6 gennaio.

www.lookoutnews.it

A.P.