I missili del Califfato non sono una minaccia per la Sicilia

Negli ultimi giorni in Italia si è parlato di un possibile attacco missilistico del Califfato contro le coste siciliane. Sul Giornale di Sicilia l’intervista al nostro direttore Luciano Tirinnanzi

A coast guard ship passes next to a boat, on which some 30 bodies were found, in the Sicilian harbour of Pozzallo

Frecce puntate dallo Stato Islamico su Palermo e la Sicilia. Bisogna preoccuparsi?

Non direi proprio. Anzi, è una notizia priva di fondamento messa in giro giusto per fare clamore e instillare paure irrazionali nella popolazione. Se non vi fossero focolai di guerra in Libia, potremmo affermare che la notizia è addirittura ridicola.

Ma il “Califfato dell’Orrore” dispone di missili?

Intanto, bisogna distinguere i razzi dai missili e, se vogliamo, anche i missili balistici dai missili da crociera. I razzi non hanno una guida, sono altamente imprecisi e lanciati da terra verso un obiettivo immobile a corto o medio raggio. L’esempio tipico sono i razzi di Hamas o Hezbollah lanciati contro Israele, che cadono a caso e di cui neanche i lanciatori hanno il controllo. I missili balistici invece hanno una traiettoria prefissata e sono assai più potenti, ma necessitano di piattaforme di lancio. I missili da crociera sono ancora più precisi, teleguidati e in grado di modificare la propria traiettoria in volo, ma richiedono una tecnologia considerevole. Il Califfato nei mesi scorsi ha sì razziato gli arsenali dell’esercito iracheno ma l’esercito non disponeva di grandi quantità di missili da crociera né di missili balistici, mentre invece dispone di pezzi d’artiglieria pesante che hanno una gittata di circa 30 km e montano proiettili assistiti da razzi. È irrealistico pensare che vengano usati fuori dal confine iracheno o siriano.

Lo Stato Islamico ha una “provincia” in Libia, a Derna. Troppo vicina al nostro Paese?

In Libia, dove vi sarebbe una succursale dello Stato Islamico, dobbiamo ricordare che tale affiliazione corrisponde più a una vicinanza ideologica che non a un’alleanza militare vera e propria. Non vi sono prove di azioni coordinate tra i miliziani libici e quelli iracheni. Queste semplificazioni sono una mistificazione della realtà, anche se il pericolo e la minaccia restano reali. Nessuno, né ISIS né i ribelli di Derna, hanno la possibilità o l’intenzione di aprire nuovi fronti. E poi, perché minacciare l’Italia? Non ha senso né strategicamente né militarmente.

Già Gheddafi lanciò un missile contro Lampedusa e fallì il bersaglio. Da allora, quanto si è evoluta la produzione bellica?

In generale, la produzione bellica oggi è spaventosa, ma a possedere le tecnologie per sfruttarla sono solo gli Stati Uniti e, in parte, i suoi alleati. Anche la Federazione Russa ha fatto progressi, ma non c’è paragone con le capacità americane. Si consideri che all’interno della NATO, gli americani non condividono neanche tutte le informazioni né i codici di lancio con gli alleati. Quanto all’episodio libico, quello di Gheddafi era uno Scud, un missile balistico a corto raggio di origine sovietica che dimostrò tutta la sua imprecisione. La Libia non si è mai davvero evoluta da quel punto di vista e l’aviazione è stata decimata.

Il nostro sistema di difesa, comunque, è sufficientemente attrezzato per anticipare eventuali attacchi?

L’Italia è perfettamente in grado di difendere le nostre coste da minacce esterne, posto che vi sia la volontà di mantenere una vigilanza attiva e costante. Cosa che costa non poco denaro pubblico.

Sarebbe utile rispolverare i progetti di scudo concepiti dagli Stati Uniti ai tempi della Guerra Fredda?

La questione è anzitutto politica. Dipende dalla strategia degli alti comandi della Difesa. Se si ritiene che sia in aumento la minaccia esterna da parte di Paesi stranieri, è bene investire in tal senso. Altrimenti, è più opportuno, come io credo, investire in qualcosa di più urgente e tangibile come la lotta al terrorismo, che non comprende un innalzamento dei sistemi di difesa militare ma piuttosto un maggiore investimento nell’intelligence e nell’anti-terrorismo.

L’avanzata jihadista in Iraq e Siria si è arrestata. Le minacce di questi giorni mascherano la rabbia per i successi della coalizione a guida statunitense?

Sicuramente, anche se lo Stato Islamico è forte abbastanza per tentare nuove incursioni, come avvenuto la settimana scorsa a Kirkuk. Oggi, ISIS è meno forte in Iraq e più forte in Siria, per sconfiggerlo definitivamente ci vorrà ancora del tempo.

La “fase 2” della guerra all’ISIS, però, non sembra ancora scattata. Possibile andare avanti solo con i bombardamenti?

La strategia occidentale al momento prevede di addestrare soltanto forze locali per combattere sul terreno. Una scelta che allunga i tempi per distruggere lo Stato Islamico. In questo modo, si rischia di lasciare agli uomini del Califfato il tempo sufficiente per consolidare le proprie conquiste. Il 2015, in ogni caso, sarà decisivo.

Malgrado tutto, quanto sono ingenti ancora oggi le entrate del Califfato?

Difficile dirlo. Le principali fonti sono ancora il petrolio e i finanziamenti occulti. Il petrolio oggi costa assai meno e dunque anche il mercato nero, di cui si serve ISIS, ne risente in negativo. Quanto ai finanziamenti privati e occulti, questi sfuggono del tutto al controllo e non possiamo sapere quanto siano consistenti. In ogni caso, le stime dicono che il Califfato abbia sufficiente denaro per andare avanti con la guerra ancora un altro anno.

Quanto è fondato, dunque, il timore che Abu Bakr al-Baghadi possa dotarsi di “bombe sporche” e usare l’atomica?

Queste sono sceneggiature hollywoodiane che alimentano solo il mito di Al Baghdadi, ma che non trovano alcun riscontro nella realtà. Le armi chimiche siriane sono state messe in sicurezza dal regime di Assad, che le ha consegnate all’OPAC, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. Quelle irachene di cui si parla, se esistono, sono parte degli arsenali di Saddam Hussein, ma del tutto inutilizzabili perché ISIS non ha le competenze tecniche per armare bombe sporche e i pochi che sapevano farlo sono stati chirurgicamente eliminati dagli americani. Quanto all’atomica, questa è pura fantasia.

di Gerardo Marrone

Intervista pubblicata sul Giornale di Sicilia il 4 febbraio 2015
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