Abusi, la Cassazione rigetta il ricorso dell’orco

cassazioneAutotrasportatore condannato, in via definitiva, a 13 anni. Cantava nel coro e aiutava alla sagra. Ma aveva un’altra vita.Condanna in via definitiva per il ribattezzato “Orco della Valcellina”. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, confermando, dunque, il verdetto della Corte d’appello di Trieste pronunciato il 21 gennaio dello scorso anno. Tredici anni di reclusione – in primo grado ne erano stati inflitti 18 – all’autotrasportatore di 52 anni, in custodia cautelare dal 23 novembre 2011, accusato di plurimi abusi su minori.

I fatti contestati risalgono agli anni 2004 e 2005, dichiarati prescritti, e al periodo compreso tra il 2008 e il 2010. La doppia vita dell’autotrasportatore, che alla domenica cantava nel coro parrocchiale di un paese montano, era venuta alla luce grazie a una indagine dei carabinieri di Meduno e di Spilimbergo, nel 2011, attraverso intercettazioni telefoniche. Poi le prime ammissioni delle vittime, nessuna delle quali – una quindicina, alcune tra i 7 e i 13 anni – si è costituita parte civile al processo.

Alcuni episodi già in primo grado erano stati dichiarati prescritti; per gli adescamenti su Facebook il 52enne era stato assolto in appello.

Era insospettabile, l’autotrasportatore, attivo nella sua comunità, dove partecipava all’organizzazione della sagra paesana. Poi è venuta alla luce la sua seconda vita, che gli ha comportato un processo con pesanti accuse a carico. Gli erano imputati cinque episodi di prostituzione minorile, quattro tentativi, due di detenzione di materiale pedopornografico, atti osceni e molestie.

A maggio 2013 l’autotrasportatore era stato condannato a 18 anni, con rito abbreviato, così come aveva chiesto il pubblico ministero della procura di Trieste – dove era stato trasferito il procedimento – Cristina Bacer. Erano due i filoni di indagine, poi riuniti, sui quali si erano concentrati i carabinieri. La procura di Pordenone indagava sui presunti abusi in Valcellina. Quella distrettuale di Trieste sulle offerte di denaro e piccoli regali (ricariche telefoniche e vestiti firmati) in cambio di prestazioni, offerte che sarebbero avvenute on line.

Il 21 gennaio l’appello, con lo sconto di cinque anni. La scorsa settimana si è pronunciata la Cassazione, che ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’avvocato Alessandra Nava, confermando quindi la sentenza di secondo grado.

di Enri Lisetto
Fonte Messaggero Veneto

Roma, 6 febbraio 2015