Paura in Vaticano, fermato presunto terrorista

ImmagineCittadino del Mali sorpreso con lasciapassare della Santa Sede. Dai telefoni contatti con Parigi. L’ennesimo mistero sul fronte del terrorismo islamico arriva dal Mali. Un uomo scuro di carnagione e con una barba ancora più nera, ben vestito, elegante nei modi e con il piglio di chi è convinto di farla sempre franca. I servizi segreti non lo mollano, la polizia e la Digos lo stanno studiando a dovere e lui, sospettato integralista con fini ancora incerti, se la ride rispondendo agli investigatori: «Mi rimetto nelle mani di Allah». Sissoko, questo il suo vero cognome – ammesso che non sia il nuovo alias adottato per l’occasione – è un cittadino malese nato l’11 settembre – ironia della sorte – del 1994, cacciato da Dublino perché «indesiderato» e residente beatamente in Italia, a Roma per l’appunto, in qualità di richiedente asilo.
Ma veniamo a noi. Tale Sissoko, il nome di battesimo non si conosce, viene fermato venerdì dagli agenti del commissariato Colombo nel corso di un normale controllo nel parco della Resistenza dell’8 settembre, in zona San Saba. Trovato con 30 grammi di droga, si lascia ammanettare serenamente scomodando Allah e gelando i due poliziotti. Indossa un abito discreto, pulito, che non poco stona con la sua dimostrata sistemazione presso la vicina sede della Caritas, dove tra l’altro sembra essere anche piuttosto conosciuto. Ad ottobre venne fermato e condannato a quattro mesi per lo stesso vizio del fumo – erba, si intende -, solo che stavolta non aveva con sé solo le dosi da spacciare. In commissariato i poliziotti gli trovano un permesso di soggiorno, una carta d’identità italiana e un passaporto del Mali tutti a nome di Omar Coulibaly. Come il tristemente noto Amedy, il sanguinario autore della strage al supermercato kosher di Parigi del 9 gennaio. Sul permesso di soggiorno c’è il timbro a secco della questura di Bari, sebbene risulti esser stato rilasciato a Roma. Rubato, secondo gli investigatori, come quello sulla carta d’identità con la firma di un vicequestore aggiunto della Polizia di Stato.
Oltre ai documenti finti e a nome di un tizio inesistente, Sissoko ha con sé tre telefoni cellulari tutti senza carta sim e dai quali risulta aver fatto e ricevuto verso e dalla Francia chiamate proprio in quei giorni bui di gennaio. Ma non è tutto: nel portafogli ha tre bancomat del Kuwait, la ricevuta di una cassetta di sicurezza a Londra e una tessera con il permesso per guidare in Vaticano con tanto di foto. Una comodità per pochi, questa, che possiedono solo i dipendenti del piccolo stato indipendente e gli amici del Vicariato e che rilascia il Governatorato per godere di determinati servizi ma, soprattutto, per arrivare con la propria auto fin sotto al colonnato, volendo. Il passepartout più ambito da ogni aspirante terrorista con l’obiettivo di conquistare la Santa Sede ha fatto drizzare non poco le antenne agli uomini già super attenti della Digos che, il giorno dopo il fermo, hanno fatto in modo di rinchiudere direttamente a Regina Coeli il sospetto attentatore, evitando la direttissima e il possibile rilascio di lì a breve. L’emulo di Coulibaly è ora sorvegliato a vista e assicurato tra le quattro mura del carcere. Al vaglio degli investigatori ci sono i documenti sequestrati e la loro provenienza.

Roma, 14 febbraio 2015

Fonte IlTempo (Silvia Mancinelli)

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