Una vicenda incredibile che sembra un brutto sogno

maro (6)Tre anni fa, alle ore 16,25 locali del 15 febbraio 2012, la vita, gli affetti, le emozioni, le speranze e il futuro dei nostri due Marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, vennero stravolte per sempre quando, compiendo il loro dovere, impedirono ad un battello pirata di impadronirsi della nave italiana Enrica Lexie. In poche ore, sotto la spinta di un magma putrido e inarrestabile di menzogne, vennero trascinati nell’abisso del sistema giudiziario indiano divenendo i killer spietati di due poveri pescatori.

Allora barcolli e a dirti che non è solo un brutto sogno ci pensano le forze di sicurezza indiane che ti frugano con le loro mani, ti stringono infilandoti dentro una camionetta chiudendo lo sportello sulla tua libertà. E, poi, tutte quelle foto, tutte quelle divise, in una sardana infernale dove ti chiedi cosa mai sia accaduto e non ti bastano, a farti ragionare, gli anni di esperienza accumulati in Afghanistan e in altri teatri di guerra. Addosso hai una divisa che nessuno dovrebbe toccare. Che merita rispetto come il tuo Paese e il fatto di essere un militare impegnato in una missione internazionale sostenuta persino dall’Onu. Eppure vacilli quando pensi alla famiglia, ai figli, alle persone care che a migliaia di chilometri di distanza vengono gettate nello sgomento e nel dolore. Alla fine arriva, improvviso, il momento del silenzio e sai di essere rimasto solo insieme al tuo amico e collega. Vedi ancora la sagoma veloce del battello, con uomini armati a bordo, che inverte la rotta allontanandosi dalla nave. Dunque, di che si è trattato? In quale terribile imbroglio siamo finiti? Domande, queste, che riceveranno solo dopo un anno, ovviamente non dalle autorità italiane che avevano rispedito in India i due fucilieri né da quelle indiane ancora oggi incapaci di imbastire un processo, una risposta da un’inchiesta giornalistica, colpevolmente ignorata, condotta da Toni Capuozzo e riportata dal Foglio, da cui emerge, prove alla mano, la totale innocenza di Latorre e Girone.

Primo. Il peschereccio, St. Antony, con i due pescatori rimasti uccisi, non è mai entrato nel raggio d’azione della Enrica Lexie, che navigava a oltre 20 miglia dalle coste indiane, e tantomeno ne ha tentato l’abbordaggio.

Secondo. Tale dato di fatto viene confermato dal comandante del peschereccio, Freddy Bosco, che in un’intervista televisiva, rilasciata dopo il suo rientro nel porto di Kochi, denunciava come i due pescatori fossero morti in un conflitto a fuoco avvenuto alle 21,20, ora locale, di quel maledetto giorno. Cioè cinque ore dopo l’allarme lanciato dalla Enrica Lexie.

Terzo. La denuncia pervenuta da un peschereccio, poco dopo le 21,30, alla guardia costiera indiana che parlava di un incidente con un mercantile e della morte di due pescatori. Un evento questo riferito alle autorità indiane anche dal comandante in seconda della nave italiana, Carlo Noviello, raccontando che la guardia costiera di Kochi aveva avuto, nello stesso giorno dell’incidente della Enrica Lexie, un conflitto a fuoco con due barchini pirata che avevano cercato di assaltare una nave greca. Tant’è che sarà la stessa guardia costiera indiana a invitare, alle 21 e 36, il cargo italiano a invertire la rotta e rientrare nel porto di Kochi dicendo, ricorda Noviello, «che avevano catturato due barchette sospette pirata e volevano l’eventuale riconoscimento da parte nostra».

Quarto: l’esistenza di foto e, forse, anche di un filmato, realizzate nel giorno dell’incidente da bordo della Enrica Lexie, che ritrarrebbero il barchino pirata, niente affatto corrispondente al peschereccio St. Antony. Eppure, negando l’evidenza, c’è in Italia una sorta di ritrosia ad affermare la totale innocenza di Latorre e Girone giunti al terzo anno di prigionia.

Ora c’è una sorta di calma sulla loro triste vicenda. Le acque torneranno a muoversi quando Latorre, in convalescenza e con il fisico minato, dovrà rientrare a Nuova Delhi. Ma è bene che si sappia, sin da ora, che il suo primo pensiero è quello di tornare in India al fianco di Girone. In Italia c’è ancora chi ha onore e dignità.

14 Febbraio 2015

Pio Pompa

(fonte IlTempo)

AP