Camorra, si pente un “boss” dei Casalesi

Camorra: maxisequestro Casalesi;nel mirino 'dominus' impreseParla Nicola Panaro, cugino di Francesco “Sandokan” Schiavone, inserito tra i trenta latitanti più pericolosi d’Italia. Cugino del boss storico del clan, Francesco “Sandokan” Schiavone, e braccio destro del figlio di questi, Nicola Panaro non era tra gli indagati dell’operazione Spartacus. La prima inchiesta nella quale risulta coinvolto insieme ad altri esponenti dei Casalesi risale al 1996, quando viene spieccato un mandato di cattura che lo riguarda per racket e camorra. Il primo arresto tre anni dopo, ma nel 2002 fa perdere le sue tracce dopo la scarcerazione disposta dalla prima sezione della Corte d’assise di Santa Maria Capua Vetere, al termine del processo per l’omicidio dell’imprenditore edile Aldo Scalzone, nel quale era imputato con l’accusa di omicidio. I suoi avvocati riuscirono a dimostrare che nessuno dei cinque pentiti alla base delle indagini aveva fatto esplicito riferimento al loro assistito. Panaro è stato inserito tra i trenta latitanti più pericolosi d’Italia e nei suoi confronti era stato anche emesso un mandato d’arresto internazionale per associazione per delinquere finalizzata alle estorsioni. Il 22 ottobre del 2013, i carabinieri di Casal di Principe arrestarono 14 persone con la accusa di aver favorito la latitanza di Panaro, aiutandolo finanche ad andare in vacanza a Montecarlo. Tra queste, anche un dipendente dell’ufficio anagrafe del comune di San Cipriano d’Aversa, accusato di aver rilasciato carte d’identita’ contraffatte, con le foto del boss e della moglie e i dati anagrafici del fratello e della cognata dell’impiegato. La moglie e i figli di Panaro sono stati già trasferiti in una località segreta.

17 febbraio 2015

Fonte IlTempo

ER