Libia, rapiti 35 egiziani. Raid del Cairo. Iraq, l’Isis brucia vive 45 persone. Sicurezza in Italia, pronti 4.800 soldati.

L’Egitto chiede l’intervento dell’Onu, domani vertice del Consiglio di Sicurezza. Renzi convoca i ministri a Palazzo Chigi. Hamas respinge l’intervento dell’Italia in Libia: “Sarebbe considerato una nuova Crociata”. Rappresaglia Isis: “Nuovi rapimenti”. Fonti irachene: “Uccisi dall’Isis 27 poliziotti”. Renzi: “Avanti la diplomazia”

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Per vendicare l’uccisione dei copti sgozzati dall’Isis, l’Egitto lancia tre ondate di raid in Libia uccidendo decine di jihadisti e civili (l’ospedale al Harish di Derna ha ricevuto i cadaveri di sette civili tra cui tre bambini e due donne oltre al ferimento di altri 17 civili). Colpito anche il tribunale della Sharia a Derna, istituito dall’Isis. Putin si dice “pronto a collaborare col Cairo contro il terrorismo”, mentre Renzi frena sull’intervento militare – ma precisa: “dall’Italia arriverà un forte sostegno alle iniziative che l’Onu vorrà mettere in campo”. Questa mattina il presidente del Consiglio si è riunito a Palazzo Chigi con i ministri degli Esteri Paolo Gentiloni, degli Interni Angelino Alfano e della difesa Roberta Pinotti assieme al Sottosegretario Marco Minniti. Al centro della riunione la situazione libica. E’ stato ribadito l’impegno italiano per una forte azione diplomatica in ambito Onu e il sostegno per una iniziativa urgente al Consiglio di Sicurezza che promuova stabilità e pace in Libia. Domani il Consiglio di Sicurezza Onu si riunirà per esaminare il testo di una risoluzione. Per oggi, invece, il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha convocato al Viminale il Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica. All’ordine del giorno l’attuazione del piano di impiego del contingente di 4.800 militari – appartenenti alle Forze Armate – nei servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili.

LA MINACCIA – “Nuovi rapimenti di lavoratori egiziani in Libia”. E’ la minaccia del leader del sedicente Stato islamico, Abu Bakr al Baghdadi, come forma di vendetta per i raid aerei egiziani su Sirte e Derna, in Libia. Già ieri uomini armati hanno rapito 35 cittadini egiziani, quasi tutti lavoratori agricoli, in zone controllate da Ansar Al-Sharia e dai militanti dello Stato islamico. La notizia è stata confermata oggi da una fonte politica della Corrente popolare, formazione guidata dall’ex candidato alle elezioni presidenziali egiziane Hamdeen Sabbahi. Lo riferisce il quotidiano di Stato egiziano “al Ahram”. Intanto il governo egiziano è riuscito a far liberare 21 pescatori che erano stati sequestrati di recente da milizie islamiste a Misurata. Lo annuncia la tv di Stato egiziana. I pescatori, secondo precedenti informazioni dei media egiziani, erano stati bloccati per violazione delle acque territoriali da uomini di Fajr Libya, la coalizione di milizie islamiche al potere a Tripoli e anche a Misurata.

CONSIGLIO ONU – I presidenti egiziano Abdel Fattah al-Sisi e francese François Hollande hanno richiesto congiuntamente all’Onu di riunire il Consiglio di Sicurezza per decidere “nuove misure” contro lo Stato Islamico. Il Cairo inoltre ha insistito sulla necessità imperativa di un “intervento deciso” della comunità internazionale per fermare la progressione dell’Isis in libia. La diplomazia è al lavoro per arrivare mercoledì a una riunione del Consiglio di Sicurezza.
Il capo della diplomazia europea Federica Mogherini incontrerà le autorità egiziane e americane questa settimana per evocare una possibile azione comune in Libia, ma al momento ha scartato qualsiasi ruolo militare per l’Ue.

HAMAS – “Un intervento militare in Libia sarebbe considerato una nuova Crociata contro Paesi arabi e musulmani”. Così Salah Bardawil, dirigente di Hamas, citato dall’agenzia Palinfo, che respinge ingerenze in Libia “da parte di alcuni Paesi come l’Italia” che adducono “il pretesto di combattere il terrorismo”.

L’AMBASCIATORE IN LIBIA – “La situazione è certamente grave, ma non dobbiamo drammatizzarla”. Lo ha sottolineato, in un’intervista a Radio Anch’io su Rai Radio Uno, l’ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Buccino Grimaldi, nominato domenica dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni suo inviato speciale per la Libia. “Dire che Sirte o Tripoli siano in mano all’Isis è assolutamente sbagliato”, ha spiegato l’ambasciatore. L’ambasciatore è convinto che non vi sia la possibilità che le milizie islamiche cedano all’Isis. “Per quanto concerne la maggior parte di queste brigate, abbiamo soprattutto da parte di Misurata una risposta piuttosto forte nei confronti del terrorismo”, ha sottolineato. Per quanto riguarda la presenza dell’Italia in Libia, Buccino Grimaldi ha ribadito che “resta una priorità nazionale” e che la stabilità del Paese “ha un rapporto diretto su nostra stabilita’”. “Vi è uno spazio enorme per i nostri interessi”, ha sottolineato ancora il diplomatico.

OFFENSIVA ISIS IN IRAQ – Intanto anche in Iraq la situazione è incandescente. Ventisette poliziotti iracheni rapiti dall’Isis sono stati uccisi dai jihadisti nella provincia occidentale di Al Anbar, secondo il presidente del Consiglio provinciale, Sabah Karhut. Il sequestro è avvenuto durante un’offensiva dell’ Isis a Baghdadi, 200 chilometri a Ovest di Baghdad, vicino ad una base militare dove sono presenti oltre 300 istruttori americani. Durante la stessa offensiva i jihadisti dello Stato Islamico avrebbero arso vive 45 persone ad al-Baghdadi. Lo riferisce il colonnello Qasim al-Obeidi, capo della polizia locale, senza specificare, sottolinea la Bbc, chi fossero le vittime e quali ‘crimini’ agli occhi degli uomini del ‘califfo’ Abu Bakr al Baghdadi avessero commesso. Al momento manca una conferma ufficiale. Sempre in Iraq, 120 membri di due tribù sunnite di Tikrit (città a nord di Baghdad) sarebbero stati rapiti dai jihadisti dell’Isis. Lo riferisce la tv satellitare “all Arabiya”, che cita il Consiglio degli sceicchi delle tribù del governatorato di Salhuddine: sono loro, nel timore che venisse perpetrata una carneficina, ad aver lanciato un urgente appello per la loro liberazione.

AIUTI DAL GIAPPONE – Il Giappone ha annunciato di voler dare un contributo di 15,5 milioni di dollari per sostenere la lotta contro il terrorismo nel Medio Oriente e in Africa. La cifra complessiva comprende i 7,5 milioni già promessi da Kishida durante la sua visita a Bruxelles a gennaio. Il premier Shinzo Abe era stato criticato in passato per aver annunciato dal Cairo un aiuto di 200 milioni di dollari per la lotta antiterrorismo. Cifra che poi venne richiesta dai rapitori dello Stato islamico in cambio del rilascio di due cittadini giapponesi, ostaggi dei jihadisti, poi decapitati.

17 Febbraio 2015

(fonte LaNazione)

AP