Sulle rotte degli immigrati anche il contrabbando di armi


Un nuovo flusso di profughi ha preso d’assalto alla Stazione centrale di Milano. Nel giro di appena due giorni sono arrivati alla scalo ferroviario del capoluogo lombardo oltre 300 immigrati su treni provenienti da Salerno e da località della Puglia.

Intanto, per il quinto giorno consecutivo, l’Aeronautica militare è alle prese con il trasferimento di clandestini da Lampedusa. Da lunedì scorso, giorno di inizio del ponte aereo, 622 persone sono state smistate nei diversi centri di prima accoglienza d’Italia. Che da giorni sono già al collasso. Altri 252 sono, invece, stati trasferiti via nave. I numeri si inseguono e si perdono tra loro. Con un’unica, drammatica certezza: il 2015 sarà peggio del 2014.

In Libia la situazione diventa sempre più pericolosa per gli immigrati che hanno deciso di imbarcarsi alla volta dell’Europa sulle carrette del mare. I trafficanti libici stanno diventando sempre più violenti. Secondo i calcoli dell’Organizzazione internazionale delle Migrazioni, in Italia, solo dall’inizio di febbraio, sono arrivati circa 4.300 clandestini, 3.800 dei quali nell’ultimo fine settimana. La maggior parte sono originari dell’Africa sub-sahariana, anche se nelle ultime ventiquattr’ore sono apparsi pure i primi siriani ed eritrei. Tra gli ultimi arrivati a Lampedusa c’era anche una neonata di tre mesi. La madre, originaria della Somalia, ha attraversato il deserto per raggiungere la Libia. Durante la traversata sono morte molte persone. I cadaveri sono stati abbandonati dove sono caduti. Nessuno si è caruta di seppellirli. Una volta giunta in Libia, la somala ha partorito in un edificio conosciuto come “casa di collegamento”. Qui ha vissuto per tre mesi, un periodo abbastanza lungo per finir vittima più volte delle violenze sessuali dei trafficanti.

Famiglie siriane e palestinesi hanno percorso la rotta che passa per il Sudan, arrivando lì in volo da Amman, Beirut o Istanbul, per raggiungere Khartoum. Da lì, hanno attraversato il deserto per arrivare in Libia: questa è una delle poche alternative che hanno a disposizione, da quando il governo algerino ha reso estremamente difficile a persone di queste nazionalità ottenere il visto. Per questo motivo, la rotta che passava attraverso l’Algeria è stata ora sostituita da quella che passa attraverso il Sudan. In Libia gli immigrati rimangono nelle case di collegamento per un periodo che varia dai cinque giorni ai due anni. “È un Paese in stato di guerra, Tripoli stessa è sotto attacco”, raccontano i più ammettendo che è estremamente pericoloso rimanere in città. È un vero inferno. Da Sirte a Derna scorrazzano i miliziani dello Stato islamico che, oltre a sottrarre potere al premier Abdullah al Thani, puntano a prendere il controllo delle coste per infiltrarsi sui barconi della speranza. L’obiettivo è spedire in Europa jihadisti disposti a farsi saltare in aria e far arrivare via nave le armi. Navi da guerra della Marina egiziana sono al largo delle coste libiche proprio per impedire qualsiasi contatto coi tagliagole dello Stato islamico.

21 Febbraio 2015

(fonte IlGiornale)
AP