Carabiniere condannato, per lesioni dopo aver arrestato ladro, si va in appello

carabinieri 4Guardi, le posso solo dire che stiamo lavorando ai motivi di appello. Per il resto non posso che risponderle che con un no comment». Oltre non va l’avvocato Andrea Balducci, il quale difende il carabiniere condannato in primo grado per le lesioni che, secondo la sentenza, ha inflitto al ladro che stava arrestando perché sorpreso a rubare rame in una azienda di Carraia.
Nessuna dichiarazione sui tanti attestati di solidarietà che stanno arrivando al suo assistito, o sull’apertura di conti correnti volti a sostenerlo nelle spese di risarcimento del danno per 7.500 euro alle quali è stato condannato.Non arriva risposta diversa in merito alla domanda su come sarà impostata la tesi difensiva, o sull’ipotesi di accettare una eventuale prescrizione che potrebbe arrivare prima dell’appello. O ancora sull’intenzione di arrivare invece ad un verdetto di piena assoluzione. Per gran parte dell’opinione pubblica, almeno quella che si esprime sui social network senza troppi peli sulla lingua, sembra che il merito della vicenda abbia comunque poca importanza. Se anche il carabiniere avesse ecceduto, in ogni caso merita riconoscenza per il suo lavoro e per aver colto un ladro con le mani nel sacco.
Uno stato d’animo che si evince anche nel commento del sindaco di Altopascio, Maurizio Marchetti, il quale ha aperto un conto per raccogliere soldi per il militare condannato.La solidarietà è totale e a prescindere:«Ha ecceduto? Se stava a casa sua, invece di andare a rubare, al ladro non gli succedeva niente» è il commento laconico del sindaco. E sulla stessa linea sono i giudizi dei frequentatori dei siti di informazione e dei social network.

Dagli attestati di solidarietà al carabiniere e dalle affermazioni, a volte cariche di rabbia, nei confronti non solo del ladro, ma anche della giustizia italiana, esce una testimonianza che conferma lo stato di forte preoccupazione e insofferenza che nasce dalla pressione esercitata dalle scorribande dei ladri e dalla rapine, spesso cruente, nelle case o nelle attività.«Ma come – si chiedono i commentatori del web – per una volta che un tutore dell’ordine fa con coraggio il suo lavoro e coglie un delinquente sul fatto, invece di ringraziarlo si condanna perché ha trattato male il ladro? Qui il mondo va alla rovescia».

Sul piano strettamente giuridico la questione però è più complessa.La difesa del carabiniere dovrà smontare l’inchiesta (peraltro diretta dalla Procura, ma affidata ai carabinieri della squadra di polizia giudiziaria presso la Procura della Repubblica) per convincere il giudice d’appello che il militare non ha maltrattato il ladro già ammanettato, come indica la sentenza di primo grado, ma che le lesioni riportate dal fermato sono frutto di una colluttazione o del necessario intervento per riportarlo alla calma, dato lo stato di agitazione e la reazione nel momento in cui era stato sorpreso a rubare.

E sarà anche da chiarire come mai, in questo caso, il ladro non sia stato denunciato pure per resistenza a pubblico ufficiale.Insieme alle risultanze della perizia medico legale e alle testimonianze, è stato proprio questo elemento – l’assenza dell’accusa di resistenza – a convincere il giudice di primo grado della colpevolezza dell’imputato.

Un giudice, Carlo Annarumma, di lunga esperienza, schivo e per niente amante della pubblicità, lontano anni luce da iniziative anche vagamente valutabili come politiche e apprezzato da tutti negli ambienti giudiziari e dell’avvocatura per lo scrupolo con cui valuta anche le cause apparentemente più banali. E’ sorpreso e profondamente amareggiato, il magistrato, dal clamore suscitato da una sentenza che ha emesso in piena coscienza. Inevitabile che il clamore e la piega presa dalla vicenda lo inducano a porsi delle domande: se il ladro fosse stato un giovane italiano, ci sarebbe stata la stessa reazione? In quel caso il popolo del web non avrebbe parteggiato per il condannato, schierandosi contro il tutore dell’ordine, come avvenuto anche di recente in tante altre vicende? Cosa doveva fare il giudice di fronte alle testimonianze e al responso della perizia medico legale sulle ecchimosi, la frattura alle costole, il trauma cranico e l’occhio tumefatto riscontrati sul fermato? E come doveva giudicare il fatto che non ci fosse stata la denuncia per resistenza a pubblico ufficiale nei confronti dell’arrestato? Amareggiato, sì, ma sereno il giudice Annarumma: non è da escludere che in appello possano esserci valutazioni diverse, ma lui è certo di aver fatto il suo lavoro, per niente facile, in piena coscienza. Come sempre
di Marco Innocenti

Fonte Il Tirreno

Roma, 25 febbraio 2015