Gratteri parla di contrasto a criminalità e gestione beni confiscati – VIDEO

gratteri“Strumenti di contrasto alla criminalità organizzata. La gestione dei beni confiscati alla mafia”. È il titolo del convegno svoltosi in un hotel lametino. A parlarne, insieme agli altri ospiti, con perizia e competenza è stato Nicola Gratteri, procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Reggio Calabria. Oltre a Gratteri sono intervenuti la dottoressa Luigia Spinelli (Sostituto Procuratore di Latina), Don Giacomo Panizza (Presidente Comunità Progetto Sud), il dibattito è stato moderato dal giornalista Ugo Floro.

VIDEO

 

A introdurre e presentare gli ospiti relatori dell’incontro la presidente del Lions club di Lamezia Chiara Puteri, “Siamo fieri di presentare oggi donne e uomini coraggiosi che combattono contro l’illegalità”. Gli argomenti trattati sono stati diversi, importanti e attuali; come la corruzione, il contrasto alla criminalità, la confisca e la gestione degli stessi beni confiscati, le ecomafie. Sull’argomento ecomafie, la connessione ambiente-criminalità organizzata, ne ha discusso Luigia Spinelli: “Mi sono occupata di ecomafie in commissione antimafia è stato un lavoro lungo e duro. Abbiamo constato che i traffici illeciti di rifiuti interessano sia la criminalità organizzata e sia le organizzazioni criminali non mafiose”.
Riguardo le ecomafie la Spinelli porta un esempio, quello inerente la Terra dei fuochi (in Campania). L’ambiente – prosegue la Spinelli – è un bene supremo, così dobbiamo vederlo, perché ‘la terra dei fuochi’ ha allargato i suoi confini non è circoscritta alla sola Campania, ma anche altre zone del nostro territorio; e noi dobbiamo prendere atto che la mafia porta solo distruzione”. “Riguardo i rifiuti – evidenzia la Spinelli – è importante sapere che se per noi sono solo inutili scarti da eliminare, per gli altri paesi a cui noi li inviamo, e loro son ben lieti di riceverli, sono fonte di profitto che trasformano in ricchezza, ad esempio mandiamo rifiuti plastici in Cina che poi ci rimandano qui. Noi li riacquistiamo sotto forma di giocattoli o altro che però possono essere molto dannosi per la salute”. Il moderatore Ugo Floro passa poi la parola, ponendogli alcune domande, al procuratore Gratteri che inizia parlando dell’importanze delle videoconferenze: “Stiamo portando avanti in commissione un importante lavoro per velocizzare i processi tramite le videoconferenze con le quali si possono ascoltare tutti i detenuti imputati per reati di mafia. Voglio elencare i tre punti fondamentali delle videoconferenze che portano un notevole risparmio economico, circa 70 milioni di euro, ma anche di sicurezza. Non è facile – afferma Gratteri – portare in sede i detenuti, i rischi sono tanti (evasione, proteste accese, attacchi vari…).

Poi, secondo punto, per trasportare ogni detenuto occorrono cinque agenti di polizia penitenziaria e i costi che ne comportano, spese inutili, che si possono risolvere proprio con le videoconferenze. Infine, terzo punto, l’avvocato può parlare, da casa, con il suo cliente tramite telefono, un risparmio questo per l’avvocato, nessun processo virtuale dunque, perché l’avvocato parlerà con il suo assistito tramite telefono”. “Riguardo l’agenzia dei beni confiscati, io penso che sia opportuno averla a Roma presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e che sia affidata a persone competenti in materia di confische, un manager di comprovata esperienza, se l’agenzia è a Reggio con a capo un prefetto non si risolve nulla”. “Poi – sostiene ancora Gratteri – sui beni confiscati sono d’accordo al 98% con don Panizza che lamenta le lungaggini burocratiche sulla consegna dei beni, se questi sono norma la procedura per la loro consegna deve essere snellita ma se questi beni sono danneggiati e devono essere ristrutturati, quindi ulteriori costi, vanno abbattuti”. Un ultimo appunto Gratteri lo fa sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta al nord e in Europa; “Le mafie sono presenti al nord e in Europa con decine di strutture in Svizzera e Germania da almeno 30/40 anni”. “La cocaina infine non è solo nel porto di Gioia Tauro ma, è che noi abbiamo una ottima polizia giudiziaria che fa tante operazioni”. In accordo con Don Panizza Gratteri e lo stesso Panizza sostengono che: “Stato è società devono collaborare in modo più sinergico, i beni confiscati devono diventare un simbolo di legalità”. Il convegno è stato organizzato dall’Ordine degli Avvocati e dal Lions club di Lamezia.

di Francesco Ielà

Fonte Lametino.it

Roma, 1 marzo 2015