“Non parla italiano”. Cittadinanza negata all’immigrata indiana

ImmagineIl primo cittadino leghista: “Nessuna discriminazione, applico la legge”. Cittadinanza negata. Rani Puspha, immigrata indiana di 56 anni, ha sbattuto contro il muro del municipio di Cairate, in provincia di Varese, dove il sindaco Paolo Mazzucchelli (Lega Nord) ha applicato la legge e non le ha permesso di ottenere la cittadinanza perché non conosce l’italiano.

L’ha, invece, spedita a frequentare un corso di italiano. “Sono già andata tante volte a chiedere di poter fare il giuramento, ma non mi è stato permesso – replica la donna che si è rivolta agli avvocati – ora vado in una scuola di italiano da due mesi, e il mio linguaggio sta migliorando”.

Come racconta il Corriere della Sera, il ministero e la prefettura hanno accordato a Rani Puspha il nullaosta per ottenere la cittadinanza. A questo punto le manca soltanto il giuramento in Comune. In base alla legge, per, deve recitarlo entro sei mesi. “Se non le sarà consentito di effettuare il giuramento faremo causa in sede civile e penale”, osserva l’avvocato della donna che parla di “omissione di atti d’ufficio”. In realtà Mazzucchelli sta solo facendo rispettare la legge. “La persona che presta giuramento per ottenere la cittadinanza italiana deve saper parlare italiano, lo prevede la legge, deve saper leggere la Costituzione – spiega il primo cittadino di Cairate – la signora Rani non era ancora pronta”. Durante un incontro a cui hanno partecipato anche la figlia e il genero, Mazzucchelli le ha, infatti, suggerito di iscriversi a un corso di italiano. “Se la signora è pronta a recitare la frase in italiano – assicura il sindaco leghista – da parte mia non c’è alcuna opposizione”.

L’italiano di Rani Puspha, come fa notare anche il Corsera, è ancora zoppicante. E il termine per ottenere la cittadinanza italiana scade l’8 marzo. “Vogliamo che siano rispettati i nostri diritti”, tuona il marito della donna. “Non c’è nessuna discriminazione – ribatte il sindaco – faccio due cittadinanze alla settimana, ma sempre con persone che parlano italiano”.

1 marzo 2015

Fonte IlGiornale

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