Bossetti e lo sfogo con la moglie: «Mi chiamano ammazza bambini»

ImmagineÈ il 20 agosto del 2014. Marita e la cognata stanno andando in carcere a trovare Massimo Bossetti. La prima guida, la seconda gliela legge. Sull’auto ci sono le cimici. «Ciao amore, ti sto facendo tribulare per tutto», è l’inizio. Il carpentiere si sforza, le dice «cerco di farmi forza» ma «credimi, stando chiuso in queste quattro mura mi sembra di soffocare».
Le scrive di come lo chiamano gli altri detenuti («ammazza bambini»), che ci sono «perfino scritte offensive sui muri», che tutto questo «mi porta alla disperazione». La ringrazia per l’intervista che ha rilasciato a Gente: «Sono fiero di te per le belle cose che hai detto nei miei confronti, le belle foto che hai permesso di pubblicare, sei bellissima, mi manchi da morire». Pensa alla famiglia: «Ce l’hanno rovinata, la mia vita non sarà più come prima. Credimi, qui dentro sono messo a dura prova, ma tenterò di andare avanti perché sto vivendo per il forte amore che c’è in me per te e per i nostri figli».
Poi le ricorda il giorno del sì e il significato che ha avuto: «Ricordati la promessa che ci siamo fatti il giorno che ci siamo sposati. Di amarci e di volerci bene, nella bella e nella cattiva sorte, finché morte non ci separi».

2 marzo 2015

Fonte Corriere.it

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