Isis dichiara guerra a Twitter. Minacce al fondatore Jack Dorsey

ImmagineLo Stato Islamico contro il social network per i profili dei seguaci islamici cancellati. Intanto si scopre che il padre di John il boia era scappato dal Kuwait perché era un agente collaborazionista degli iracheni durante l’occupazione tra il ’90 e il ’91. Iraq, lanciata offensiva per riconquistare Tikrit. Londra, nasce unità speciale per caccia a ‘lupi solitari’.

Isis ha dichiarato guerra a Twitter. In un appello diffuso sul web ha esortato tutti i jihadisti nel mondo ad uccidere i dipendenti ed il fondatore del social network di microblogging per punirli di aver cancellato molti dei profili usati dai seguaci del sedicente ‘califfo’ Abu Bakr al Baghdadi. “La vostra guerra virtuale contro di noi ora provocherà una guerra reale contro di voi” si legge in un post in arabo diretto al fondatore di Twitter Jack Dorsey in cui appare la sua foto con al centro il disegno del mirino in rosso di un fucile di precisione .

Twitter sta collaborando con le autorità per verificare l’attendibilità delle minacce. “Il nostro personale di sicurezza sta verificando l’autenticità di queste minacce con le autorità competenti”, si legge in un comunicato di Twitter pubblicato dalla CNBC. La minaccia è apparsa su un sito anonimo con sede in Polonia, usato dai programmatori per raccogliere e condividere frammenti di codici informatici, stando a quanto riportato dal sito americano Buzzfeed.

Il messaggio è accompagnato dall’immagine del volto di Dorsey inquadrata in un mirino. “Tu hai iniziato questa guerra persa – si legge ancora nel messaggio – te lo abbiamo detto dall’inizio che non è la tua guerra, ma non hai voluto capire e hai continuato a chiudere i nostri account su Twitter, ma noi torniamo sempre. Quando i nostri leoni verranno a toglierti il respiro, tu non tornerai più”.

NUOVE PARTICOLARI SU JIHADI JOHN – Ogni giorno che passa la stampa britannica scopre nuovi elementi sul passato del 27enne Mohammed Emwazi, il tagliagole di Isis, più noto come Jihadi John. L’ultimo particolare è che il padre del decapitatore-star di Isis, Jasem, 51 anni, beduino scappò dal Kuwait perché era stato un agente collaborazionista degli iracheni nei sette mesi di occupazione irachena quando Saddam Hussein invase il Paese il 2 agosto del 1990 dando il via, il 17 gennaio del 1991, alla I Guerra del Golfo. Jasem Emwazi lasciò il Kuwait nel 1993 quando la suo compromissione con le forze dell’ex raiss iracheno stava iniziando ad emergere. E’ quanto rivela il Daily Mail secondo il quale Jasem si nasconde ora in Kuwait.

LA MADRE LO RICONOBBE DAL PRIMO VIDEO – La madre del boia dell’Isis, ‘Jihadi John’, riconobbe la voce del figlio già nel primo video della macabra serie di decapitazioni realizzate dal gruppo jihadista, quello dell’esecuzione di James Foley, il giornalista americano decapitato il 19 agosto scorso. Lo ha rivelato un quotidiano kuwaitiano, Al-Qabas. Da quando i media britannici hanno rivelato l’identità del terrorista, le autorità kuwaitiane stanno interrogando e seguendo i movimenti dei suoi parenti. La madre del 27enne ‘Jihadi John”, una donna con nazionalita britannnica nata in Kuwait, quando vide il video dell’assassinio, nonostante il boia fosse con il volto coperto, ne riconobbe la voce. L’uomo ha raccontato le fasi scioccanti del riconoscimento. “Questo è mio figlio, Mohammed”, urlò la donna, che poi cadde preda di una crisi terrore. A quel punto in casa ci fu il panico. Il padre riconobbe la voce di Mohammed solo riascoltando il video.

IN SIRIA FREDDO E SOLITARIO – Freddo e solitario. Così un ex jihadista dell’Isis, che incontrò ‘Jihadi John’ appena era arrivato in Siria nel 2012, lo ha descritto alla Bbc. Mohamed Emwazi, ha raccontato l’uomo che è voluto rimanere anonimo, “voleva apparire nei video dell’Isis”. Alcuni jihadisti “lo ammiravano”, altri “pensavano fosse uno sbruffone, sfruttato dallo Stato islamico”.

IL MIO MIGLIOR DIPENDENTE – “È il miglior dipendente che abbiamo mai avuto”. Così il direttore di una società del settore IT del Kuwait ha descritto il boia dello Stato islamico. “Era molto bravo con le persone, tranquillo e discreto”, ha riferito il dirigente dell’azienda al quotidiano britannico Guardian. “È arrivato alla nostra porta e ci ha lasciato il suo cv. Come una persona così calma e silenziosa come lui potrebbe diventare l’uomo che abbiamo visto nei notiziari? Semplicemente non è logico che lui potesse essere quell’uomo”, ha raccontato l’imprenditore. “Non ho una risposta a questa domanda. Non era socievole, era sempre serio e non sorrideva, ma non era cattivo”, ha proseguito l’ex capo del giovane. Emwazi, all’epoca 21enne, lasciò la compagnia improvvisamente ad aprile del 2010 e tornò in Inghilterra, da dove fuggì per la Siria nel 2013 per unirsi agli estremisti. Il direttore della società ha ammesso che sembrava strano che un giovane londinese dovesse cercare un lavoro in Kuwait, mentre così tante persone vogliono lasciare la regione per trasferirsi in Europa o negli Stati Uniti.

FU VITTIMA DI BULLISMO – Mohamed Emwazi fu vittima di bullismo a scuola. A testimoniarlo è Jo Shuter, preside della scuola superiore britannica Quintin Kynaston, frequentata dall’uomo. L’insegnante, definendosi sconvolta dalle decapitazioni di ostaggi occidentali compiute dal suo ex alunno entrato nei ranghi del gruppo militante sunnita, ha detto a Bbc Radio 4 di ricordare Emwazi come un “assiduo lavoratore” che era vittima di bullismo da parte dei compagni. “Era alle prese con questioni adolescenziali: come per molti giovani, particolarmente a quell’età, a nove anni, in particolare per molti ragazzi, è un periodo in cui gli ormoni iniziano a scatenarsi. E lui aveva problemi come vittima di bullismo, questione di cui dovemmo occuparci”, ha dichiarato la preside. Emwazi si era trasferito dal Kuwait a Londra all’età di sette anni, quando la famiglia si stabilì nel Mozart Estate, un complesso residenziale londinese noto per l’alto tasso di delinquenza delle gang e di violenza. Si è sollevata l’ipotesi che Emwazi sia stato radicalizzato alla scuola superiore, ma la preside Shuter ha detto che nulla indicò una cosa del genere. “Non sono in grado di dire quando la radicalizzazione avvenne. Tutto quello che posso dire, con la mano sul cuore, è che non ne sapevo nulla. Se non fosse stato così, avrei fatto qualcosa”, ha spiegato. “Non ci fui mai alcun segnale che qualcuno di questi giovani uomini, per quanto ne sapevo, fosse stato radicalizzato a scuola”, ha aggiunto.

IL FRATELLO IN ‘MAFIA MUSULMANA – Il fratello minore di ‘Jihadi John’, Omar, era un seguace dell’imam radicale Khalid Yasin, al quale diceva di ispirarsi uno degli assassini del soldato britannico Lee Rigby. Secondo il Daily Telegraph, Omar aveva scritto di ammirare il predicatore estremista sul suo profilo Facebook, che lui stesso ha cancellato poche ore dopo l’identificazione del fratello. Omar faceva inoltre parte del gruppo ‘Mafia musulmana’, una gang di ragazzi che erano tutti nella scuola di Mohamed Emwazi, la Quintin Kynmaston, ora sotto inchiesta.

GB: NASCE TEAM PER CACCIA A I LUPI SOLITARI – Dopo le polemiche dei giorni scorsi sulle falle nei controlli da parte degli 007 britannici su ‘Jihadi John’, l’intelligence ha deciso di creare un’unità speciale dedicata alla caccia dei “i lupi solitari”. Lo rivela il Daily Telegraph. ‘Operazione Danubiò, questo il nome del progetto, ha l’obiettivo di “monitorare quei terroristi che in passato sono stati sottovalutati”, spiegano le fonti. Intanto si allarga l’inchiesta delle autorità britanniche sulle scuole frequentate da futuri jihadisti dell’Isis, tra cui ‘Jihadi John’. Ieri il ministero dell’Istruzione ha annunciato di aver aperto un’indagine sulla scuola media Quintin Kynaston Academy, nel nord di Londra, frequentata da Mohamed Emwazi e altri due terroristi, ma sono almeno cinque gli istituti nel mirino delle autorità anti-terrorismo.

IRAQ LANCIA OFFENSIVA PER TIKRIT – Le forze irachene hanno lanciato oggi l’offensiva militare contro i jihadisti dello Stato islamico (Isis) nella città di Tikrit, nel Nord. Stando a quanto riferito dalla tv irachena, citata dalla Bbc, i militari hanno attaccato la città natale dell’ex presidente Saddam Hussein, situata 150 chilometri a nord di Baghdad e conquistata dall’Isis lo scorso giugno, con la copertura dei raid aerei di caccia iracheni. Ieri era stato il premier iracheno Haidar al-Abadi ad annunciare l’avvio dell’offensiva nella provincia di Salaheddin, dove si trovano le città di Tikrit e Samarra, indicando come “priorità delle forze armate e di tutte le forze che partecipano all’operazione” la tutela dei civili. Sui social media ha invitato “alla massima cura nella protezione delle vite dei civili”. L’offensiva è stata lanciata dai militari insiene ai volontari delle Unità di mobilitazione popolare e alle milizie sciite. Sabato, il comandante delle unità di volontari, Hadi al-Ameri, aveva chiesto alla “popolazione di Tikrit di lasciare la città entro 48 ore”, promettendo quindi “vendetta per Speicher”, la base militare nei pressi di Tikrit dove l’Isis sequestrò e giustiziò, lo scorso giugno, centinaia di cadetti militari, perlopiù sciiti. Alcune tribù sunnite di Tikrit sono state accusate di complicità nel massacro, facendo temere uccisioni di massa tra la comunità sunnita, una volta riconquistata Tikrit. Ieri il premier iracheno ha invitato gli abitanti della provincia di ribellarsi all’Isis: “Invito quanti sono stati ingannati e quanti hanno fatto errori in passato a deporre le armi. Questa potrebbe essere la loro ultima possibilità”.

VIDEO: SUNNITI GIUSTIZIATI A TIKRIT – Lo Stato Islamico ha diffuso un video in cui quattro sunniti della regione di Tikrit sono uccisi a colpi di arma da fuoco, perchè accusati di collaborare con il governo. Il filmato delle milizie jihadiste è stato pubblicato nel giorno in cui 30mila uomini delle forze governative hanno lanciato una massiccia offensiva per riconquistare Tikrit, che le milizie jihadiste controllano da quasi nove mesi. Il filmato descrive le vittime come appartenenti a un gruppo tribale, che porta il nome di una città appena a nord di Tikrit. “Eliminazione di una cellula di Sahwat al-Alam”, si legge su una scritta in sovrimpressione prima che alcuni uomini armati sparino un colpo alla nuca di ciascuna vittima. L’Isis aveva diffuso le immagini dell’esecuzione di tredici presunti membri del gruppo a dicembre. Secondo fonti militari, diversi reparti di combattenti tribali sunniti erano stati coinvolti nell’offensiva lanciata oggi, insieme con esercito, polizia, volontari sciiti e milizie.

2 marzo 2015

Fonte LaNazione

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