Ergastolo per Aschettino, il killer di Carolina e della sua famiglia

ImmagineFine pena mai. Si chiude con un ergastolo, dal punto di vista processuale, la vicenda nota come la strage di Lauro, l’efferato triplice delitto consumato nell’agosto del 2013 dall’ex guardia giurata Domenico Aschettino nei confronti Vincenzo e Carolina Sepe e Bettina Crisci.

L’assassino, al culmine di una lite sorta nei giorni precedenti, uccise prima il capofamiglia e suo vicino di casa, Vincenzo, per poi ferire altri suoi quattro familiari, di cui due, la figlia Carolina e la suocera Bettina Crisci, in modo grave, tanto da determinarne la morte dopo mesi.

La decisione è stata emessa nel primo pomeriggio di ieri dal gup del tribunale di Avellino, Giuseppe Riccardi.

In aula, a presenziare al processo, anche il procuratore capo della Repubblica irpina, Rosario Cantelmo, al fianco del pm che ha coordinato le indagini, Antonella Salvatore. Nell’emettere la sentenza, il gup ha confermato la volontarietà dell’omicidio di Vincenzo Sepe da parte di Domenico Aschettino, escludendo però questa aggravante, la premeditazione, per le altre due morti.

Il giudice ha escluso il riconoscimento dell’infermità mentale per l’imputato: istanza presentata dal suo difensore, l’avvocato Annibale Schettino.

Accolta quindi la richieste della pubblica accusa che aveva reclamato due ergastoli per l’assassino con un anno di isolamento come pena accessoria. Aschettino comunque continuerà a scontare la sua pena in regime di separazione da altri detenuti fino a nuove disposizioni.

Per la difesa dell’imputato, si aspetta il deposito della motivazione della sentenza per poi verificare se sussistono le condizioni per il ricorso in appello. Il processo è iniziato ieri, in tarda mattinata e conclusosi nel primo pomeriggio. In programma nell’udienza conclusiva, le repliche del pubblico ministero e dell’avvocato che rappresenta la parte civile, Raffaele Bizzarro. L’udienza è stata chiesta proprio per rispondere all’arringa del difensore di Aschettino, Annibale Schettino. La difesa dell’imputato aveva ricostruito l’episodio come un fatto conseguente ad una serie di litigi avvenuti nei giorni precedenti quello della tragedia, avvenuta il 25 agosto del 2013.

Quel giorno l’assassino scese dalla sua abitazione, a pochi metri da quella della famiglia Sepe, e avvicinò il capofamiglia, Vincenzo, operaio di quarantaquattro anni. Lo freddò con due colpi per poi portarsi fino alla porta della sua casa, dove erano rimasti impietriti figli e moglie, per continuare a sparare.

Ferì altre quattro persone: Carolina Sepe, la 25enne incinta, il fratello Orlando, la madre Vincenzina e la nonna Bettina. Quest’ultima, Bettina Crisci, quasi ottanta anni, fu la seconda vittima di quel tragico pomeriggio. Morì due mesi dopo all’ospedale di Nola. Carolina, che nel frattempo era ricoverata al Cardarelli di Napoli perché in stato interessante e sottoposta, quindi, a particolari cure per non farle perdere il bimbo, morì nel gennaio del 2014, diventando così la terza vittima di Domenico Aschettino.

Nella requisitoria, il pubblico ministero ha parlato di omicidi volontari, realizzati a mente fredda e in maniera lucida.

Per l’accusa, Domenico Aschettino quando sparò sui componenti della famiglia Sepe, voleva ucciderli tutti

5 marzo 2015

Fonte IlMattino

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