Pentolate in testa alla figlia di 10 anni. ​A processo mamma sciagurata

violenzaAd accusarla in aula l’altro figlio, 30enne che ha detto al giudice come anche lui abbia subito violenze della madre.

È stata una testimonianza pesante, quella resa ieri dal 30enne che si è seduto di fronte al giudice del tribunale di Rovigo Alessandra Martinelli. La sua posizione non era facile: l’imputata è la madre, la parte offesa è la sorella. Il giovane ha preso nettamente le parti di quest’ultima. Vittima secondo l’accusa dei maltrattamenti messi in atto dalla genitrice: urla, botte, in un caso anche una pentolata.

Il 30enne ieri ha atteso a lungo che venisse il suo turno di deporre. Con la postura e l’atteggiamento di chi è in preda a una forte emozione. Nel corso della deposizione, resa in un processo a porte chiuse, ha infatti detto che ancora oggi ha forti difficoltà nel rapportarsi con la madre. C’è passato anche lui, preso a cinghiate, ha detto al giudice Martinelli. Tanto che non appena ha avuto 18 anni ha lasciato l’abitazione di Rovigo per andare a stare per i fatti suoi, in un paese poco lontano.

Il suo ruolo è stato determinante anche nel caso della sorellina. Era il 2010 quando – ha raccontato – si vide arrivare un sms della ragazzina, all’epoca dei fatti di poco più di 10 anni. Segnalava l’ennesimo fattaccio avvenuto con la madre. A quel punto – è proseguita la testimonianza – il giovane è intervenuto andando a prendere la sorella e assicurandosi che segnalasse ai carabinieri la vicenda.

È in questo modo che nasce il procedimento penale che ieri ha vissuto uno snodo molto importante. Oggi, a quanto emerso, la bambina non vive più con la madre, ma con gli zii, dopo un periodo passato proprio col fratello. Una testimonianza quindi non solo difficile, ma anche significativa quella resa. Il fratello ha anche detto al giudice che a tutt’oggi, a distanza di anni, si trova in forte difficoltà nel rapporto con la madre, come se ancora ne avesse paura. Non è assolutamente possibile – va detto – che le sue dichiarazioni possano avere una qualche rilevanza penale nel senso di portare a un ulteriore procedimento, dal momento che il tempo trascorso ha superato il termine di prescrizione abbondantemente.

Nel corso dell’udienza, in precedenza, era stato ascoltato anche un medico che si era soffermato sulle condizioni dell’imputata, ipotizzando che potesse avere una visione distorta della realtà. Il processo è stato rinviato al prossimo 16 giugno, quando si potrebbe riuscire ad andare a discussione e a sentenza.

5 marzo 2015

Fonte IlGazzettino

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