Pescatori arrestati in Gambia “Temiamo un altro caso Marò”

ImmagineI due pescatori italiani arrestati in Gambia “non sono in buone condizioni nè fisiche nè mentali”.

“Sono rinchiusi in celle sovraffollate, senza bagni, senza servizi e senza acqua, e si trovano in due bracci diversi del carcere, reclusi con veri criminali”. Lo dice all’Ansa la Italfish di Martinsicuro, società armatrice della nave, riferendo della visita del console ai due marinai. Italfish sottolinea che “la situazione si fa sempre più preoccupante” e “non vorremmo che si trattasse di un nuovo caso Marò”

Le condizioni igienico sanitarie del carcere, secondo quanto riferito dal console onorario in Gambia alla Italfish srl, sono “estremamente scarse. Nelle celle – sottolineano dall’ufficio della società armatrice che sta gestendo il caso – sono rinchiuse anche fino a 20 persone”. Il console onorario in Gambia è la prima persona che i due pescatori italiani – il capitano della nave Idra Q., Sandro De Simone, di Silvi Marina, e il direttore di macchina, Massimo Liberati, di San Benedetto del Tronto – hanno potuto incontrare dal giorno dell’arresto, avvenuto lunedì, dopo dieci giorni passati in stato di fermo.

L’imbarcazione era finita sotto sequestro per la presunta violazione delle dimensioni delle maglie di una rete. In Africa sono al lavoro due rappresentanti della società armatrice, uno a Dakar (Senegal) dove si trova l’ambasciata competente per territorio, e l’altro in Gambia.

L’obiettivo è quello di ottenere la revoca del provvedimento di arresto – avvenuto al termine di quella che la Italfish definisce come “udienza sommaria” – e il rilascio dei due marinai. A bordo dell’imbarcazione era presente anche un terzo italiano, il nostromo Vincenzino Mora, di Torano Nuovo, non coinvolto nella vicenda giudiziaria.

6 marzo 2015

Fonte CorriereAdriatico

ER