Trattativa Stato-mafia: “Magistrati violano la legge”

generale mario moriGli avvocati degli ex ufficiali dei carabinieri Mori, Obinu e De Donno presentano un esposto: sotto accusa indagini troppo lunghe, intercettazioni indebite e fughe di notizie. Indagini infinite, e che si protraggono ben oltre i limiti di legge, intercettazioni indebite, fughe di notizie, pm che indagano su fatti di mafia nonostante non facciano più parte della dda, spese eccessive: sono solo alcune delle violazioni contestate ai magistrati dagli ex ufficiali dei carabinieri Mario Mori, Mauro Obinu e Giuseppe De Donno, imputati al processo sulla trattativa Stato-mafia.

L’elenco delle presunte irregolarità è contenuto in un esposto che i legali degli imputati hanno inviato al ministro della Giustizia, al vicepresidente del Csm, alla Procura generale della Cassazione, titolare dell’azione disciplinare contro le toghe e alla Procura della Corte dei Conti, competente in casodi danno erariale.

L’esposto, annunciato oggi durante il processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, in cui Mori e De Donno sono imputati, in realtà non fa nomi e cognomi dei pm che avrebbero commesso le violazioni ma il riferimento è ovviamente al pool che indaga sulla trattativa e a chi in passato istruì il processo per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano, pendente in appello a carico di Mori e del colonnello Mauro Obinu. Cioè, in altre parole, ai pm Nino Di Matteo, Vittorio Teresi, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia. L’esposto, però, punta il dito anche contro l’ex procuratore capo Francesco Messineo, che ha consentito, sempre secondo i legali, che magistrati “scaduti” dalla dda come Di Matteo e Del Bene continuassero a incardinare inchieste di mafia.

Adesso gli avvocati Enzo Musco, Basilio Milio, Giuseppe Saccone e Francesco Romito, chiedono al ministro di inviare gli ispettori al Palazzo di Giustizia di Palermo “per verificare la sussistenza di violazioni di legge e anomalie oggettive e soggettive nell’espletamento delle indagini, per fatti che sarebbero prescritti e nel loro affidamento a soggetti che non sarebbero legittimati a esperirle”.

Fonte Il Sito di Palermo

Roma, 19 marzo 2015