Macedonia, un Paese in cerca d’identità

ImmagineIl percorso di rinascita della Repubblica di Macedonia, che conserva ancora la denominazione di Fyrom (ex Repubblica Jugoslava di Macedonia), sembra procedere tra molteplici difficoltà. Le ultime vicende che hanno coinvolto il governo, il diffuso desiderio di approdare al più presto sulle sponde dell’Unione Europea, nonché la critica situazione economica e sociale in atto, conferiscono al Paese l’immagine di un funambolo, costantemente in bilico ed esposto al rischio di una rovinosa caduta.

 

La crisi di governo tiene banco ormai da giorni vedendo maggioranza e opposizione impegnate in uno scambio di schermaglie e invettive. Protagonisti di questo scontro sono il primo ministro Nikola Gruevski e il leader socialista Zoran Zaev. Le speranze di una risoluzione pacifica della disputa politica si assottigliano di giorno in giorno anche perchè i due maggiori partiti, VMRO-DPMNE (Partito Democratico per l’Unità Nazionale Macedone) e SDSM (Alleanza Socialdemocratica di Macedonia), continuano con irragionevole caparbietà a caratterizzare le diverse posizioni non già con gli strumenti della dialettica e del civile confronto ma adottando atteggiamenti volti, esclusivamente, a screditare la formazione rivale, svilendo così il contesto ideologico che dovrebbe distinguere l’agone politico.

 

Il partito di Zaev insiste sui contenuti di recenti intercettazioni telefoniche che svelerebbero il coinvolgimento del primo ministro in attività ritenute di dubbia legalità. Gruevski, dal canto suo, si difende dichiarandosi vittima di mere e spregevoli calunnie. Proprio domenica scorsa si è svolta una manifestazione organizzata dai sostenitori del VMRO-DPMNE che hanno dimostrato il loro appoggio al partito. Nell’occasione Gruevski, rivolgendosi ai numerosi intervenuti, ha dichiarato di essere certo che la Macedonia tornerà presto alla normalità e che il tentativo di destabilizzare il corso degli eventi, da parte dell’opposizione, è destinato al fallimento.

 

In un clima già così saturo di veleni, altre intercettazioni telefoniche hanno fatto emergere le gravi critiche che il ministro delle Finanze, nonchè vice primo ministro, Zoran Stavrevski, indirizza al premier accusandolo di essersi abbandonato a spese folli che starebbero assottigliando il bilancio dello Stato in un momento di particolare crisi. La capitale Skopje appare, infatti, come un cantiere a cielo aperto dove si ergono statue, monumenti e maestosi palazzi, spesso collocati senza alcun criterio artisico e logica urbanistica, mentre circa 600mila macedoni vivono al di sotto della soglia di povertà.

 

La disputa con la Grecia e l’influenza albanese

Se sul fronte interno la situazione appare quindi critica, i problemi geopolitici per il Paese non sembrano limitarsi al proprio territorio. Il percorso di avvicinamento di Skopje all’Unione Europea ha infatti subito una battuta d’arresto che sarà difficile da ricomporre. Il contezioso aperto con la Grecia per la denominazione del Paese ha infatti bloccato il cammino del piccolo Stato dei Balcani sia verso Bruxelles, appunto, che verso la NATO. Poiché una regione della penisola ellenica si chiama Macedonia, Atene sostiene che l’uso da parte di Skopje di tale termine per identificare il proprio Stato implichi una rivendicazione sul proprio territorio.

 

Sul piano sociale, invece, emergono con forza le endemiche questioni proprie dei Balcani: etnia e religione. La presenza di albanesi sul territorio è, per vicinanza geografica, ben radicata e lo si può notare semplicemente passeggiando al vecchio bazar di Skopje. Qui sono in bella mostra bandiere con l’aquila bicefala nera su sfondo rosso, a dimostrazione del fatto che lo “spettro” della “Grande Albania” è sempre presente. In altri villaggi della Macedonia occidentale l’influenza albanese è ancora più evidente e palpabile.

 

Nonostante la religione ufficiale del Paese sia quella cristiana ortodossa la componente musulmana è numerosissima, superiore al 30%. Alle chiese ortodosse, disseminate a Skopje, corrispondono le cupole e i minareti delle moschee. In città, le donne con il velo e la voce dell’imam in preghiera non stupiscono più di tanto. Il Paese ha comunque in atto una serie di iniziative finalizzate a fornire al visitatore un’immagine del suo territorio al passo con i tempi, migliorando servizi e assistenza. Attraversata la frontiera, sui cellulari appare un sms di benvenuto in inglese che recita: “Benvenuto in Macedonia, la culla della civiltà. Durante il vostro soggiorno vi consigliamo di visitare il Museo delle battaglie macedoni, la casa di Madre Teresa a Skopje, il centro monumentale Toshe Proeski a Krushevo, il Museo acquatico a Ohrid e l’antico osservatorio di Kokino”.

 

Il rinnovamento delle infrastrutture, la promozione del turismo e la modernizzazione dell’esercito, sia pure con doverosi distinguo, sono solo alcuni dei recenti tentativi positivi evidenziati dal Paese per adeguarsi alla realtà di oggi.

voci_balcani_attivo_300x70

 

 

Fonte http://www.lookoutnews.it/

Roma, 20 marzo 2015