Tunisia: mandato di arresto per poliziotto al varco di sicurezza al Bardo

ImmagineMandato di arresto nei confronti dell’agente di Polizia incaricato di vigilare il varco di accesso del Museo del Bardo. L’agente non si sarebbe infatti trovato materialmente sul posto di lavoro, al momento dei fatti. Il provvedimento  segue all’interrogatorio del poliziotto tenuto dallo stesso giudice istruttore che ha condotto gli interrogatori al capo del distretto di Polizia e del posto di Polizia del Bardo, anche per chiarire le responsabilità delle defaillances, dimostrate a differenti livelli dell’apparato di sicurezza tunisino in questa occasione.

Intanto il presidente tunisino Beji Caid Essebsi alla Cnn ha ribadido che ”I terroristi del museo del Bardo indossavano giubbotti esplosivi che non sono riusciti a far detonare poiché uccisi dalle forze speciali prima che potessero farlo”. “Se fossero riusciti a farlo – ha proseguito Essebsi – sarebbe stata una strage ancora piu’ grande”.

Mentre cadono le prime teste ai vertici delle forze di sicurezza deputate ad assicurare l’ordine nelle zone del museo del Bardo. Il premier tunisino Habib Essid, dopo una visita ieri sui luoghi del Bardo, ha deciso di licenziare diversi responsabili del governatorato dopo aver notato numerose mancanze a livello della sicurezza in tutta la zona interessata.

Si tratta in particolare del Capo del distretto della sicurezza di Tunisi, del Direttore dell’amministrazione delle unità di Polizia della circolazione stradale, del Direttore della Sicurezza turistica; del Capo del distretto di sicurezza, del Capo della brigata dei servizi, del Capo del posto di polizia del Bardo e del distretto di sicurezza di Sidi Bachir. Lo ha dichiarato l’incaricato alla comunicazione della presidenza del Consiglio, Mofdi Mseddi specificando che sono già state effettuate nuove nomine per rimpiazzare i funzionari licenziati.

Nell’ambito delle indagini sula strage del Bardo, sarebbe stato inoltre emesso questa mattina un mandato di arresto nei confronti dell’agente di Polizia incaricato di vigilare il varco di accesso del Museo del Bardo. L’agente non si sarebbe infatti trovato materialmente sul posto di lavoro, al momento dei fatti.

Il premier ha anche deciso il divieto di accesso alla moschea che si trova dietro il museo del Bardo che sarà d’ora in poi riservata al personale del Parlamento e al suo personale.

E’ caccia all’uomo
Il presidente della Repubblica tunisina Beji Caid Essebsi, in un’intervista in tv dal Bardo, ha detto che gli inquirenti “stanno dando la caccia” al terzo attentatore, che è in fuga ma – assicura – “non andrà lontano”. Il presidente ha inoltre ammesso qualche responsabilità dal punto di vista della mancata sicurezza al Museo. Il portavoce del ministero dell’Interno, Mohamed Ali Laroui, ha poi specificato che il terzo uomo autore della strage del museo del Bardo di cui ha parlato il presidente della Repubblica, è Maher Ben Mouldi Gaidi, nei confronti del quale è già stato emesso un mandato di cattura dal ministero dell’Interno.

A proposito del giovane uomo immortalato dalle telecamere di sicurezza del museo nell’atto di incrociare i due assalitori armati mentre scende le scale, Laroui ha assicurato trattarsi di un comune cittadino tunisino, che è riuscito a salvarsi dalla strage, molto probabilmente proprio perché tunisino, visto che i terroristi avevano come obiettivi solamente i turisti. Ora verrà sentito come testimone, ha concluso il portavoce.

Beji Caid Essebsi ha annunciato che il 29 marzo si terrà una marcia di solidarietà per le vittime dell’attentato al museo del Bardo e contro il terrorismo. Verrà anche inaugurata una stele in onore delle vittime. Il corteo partirà da Bab Saadoun con destinazione il Bardo e la sede del Parlamento. Il ministro del Turismo tunisino, Selma Elloumi Rekik, ha reso noto che il governo ha invitato i premier degli altri paesi a partecipare alla marcia per condannare insieme il terrorismo. Prevista inoltre la partecipazione di partiti, associazioni e società civile tunisina. Secondo il ministro del Turismo il numero di annullamenti delle prenotazioni verso la Tunisia e’ assolutamente irrisorio rispetto all’ampiezza dell’attacco e ha messo in evidenza che la partecipazione degli stessi turisti attualmente in Tunisia alle manifestazioni contro il terrorismo di questi giorni dimostra lo slancio di solidarietà dei paesi amici al popolo tunisino.

Il commando dell’attacco di Tunisi intanto invita a colpire ancora i turisti, citando quelli “americani, britannici, francesi e israeliani”. “Investiteli con le auto, sgozzateli sulle spiagge e affogateli nel mare” è l’appello che un complice del commando fa in un documento ottenuto da ‘Terra’, il settimanale di Toni Capuozzo in onda su Retequattro.

Aperta camera ardente a Torino
E’ stata aperta stamani a Torino, nella Sala delle Colonne del municipio, la camera ardente per le due vittime torinesi della strage di Tunisi. Prima dell’apertura si era formata una coda di alcune decine di persone. Davanti a Palazzo Civico gli amici di Antonella Sesino hanno affisso uno striscione con la scritta “4 angeli volati in cielo. Il nostro cuore le vostre ali. San Mauro nel dolore. Ciao Antonella!”.

Superstiti rientrati in Itaia
Non parlano volentieri, e c’è ancora paura negli occhi dei passeggeri che sono sbarcati dalla nave da crociera Msc Splendida alla Stazione Marittima nel porto di Genova, dopo aver toccato Barcellona e Marsiglia, reduci dall’attacco di Tunisi. “Ero a 15 metri dalla sparatoria, ero su un taxi e non sul bus – spiega Geofrey, inglese di 55 anni – abbiamo evitato la strage davvero per 5 minuti. Eravamo molto scioccati, ma ora stiamo bene”. Insieme a lui sono scesi anche francesi, giapponesi e inglesi. Tra loro anche un francese dell’isola della Riunione: “ero in Avenue Bourghiba, ho saputo che cosa era successo solo quando sono tornato sulla nave”. Tra i turisti, che hanno via via raggiunto i pullman che li condurranno alle destinazioni finali, alcuni vogliono ringraziare l’equipaggio della Msc Splendida come fa una inglese, Corinne, che racconta “l’equipaggio è stato fantastico, il comandante il giorno dopo ci ha radunato ed ha risposto a tutte le domande. A bordo eravamo tutti scioccati, anche se per fortuna io non ero coinvolta direttamente, avendo optato per una visita alla Medina”.

Fonte Ansa

Roma, 24 marzo 2015