Isis, trovata cellula in Italia

Smantellata cellula di estremisti islamici che operava tra l’Italia e i Balcani: reclutava jihadisti per lo Stato islamico.

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I tentacoli dello Stato islamico sono arrivati fino all’Italia. Al termine di una lunga indagine, l’Antiterrorismo ha smantellato una pericolosissima cellula di estremisti islamici che operava tra l’Italia e i Balcani.

La cellula era dedita al reclutamento di aspiranti combattenti e al loro instradamento verso le milizie fedeli al califfo Abu Bakr Al Baghdadi.

Tre persone sono state arrestate in provincia di Torino e in Albania.

“La regione balcanica – fanno sapere i servizi segreti italiani – si conferma nodale per il radicalismo di matrice islamica, in virtù dell’incessante attivismo di soggetti e di gruppi estremisti di orientamento salafita, sempre più coinvolti nel reclutamento e nel trasferimento di jihadisti in territorio siriano ed iracheno”. L’operazione denominata “Balkan connection” è stata coordinata dal servizio centrale antiterrorismo della direzione centrale della Polizia di Prevenzione e condotta dalla Digos di Brescia con il concorso delle questure di Torino, Como e Massa Carrara. La complessa operazione ha portato all’arresto di due cittadini albanesi, zio e nipote, il primo (Alban Haki Elezi, 38 anni) residente in Albania e l’altro (Elvis Elezi) in provincia di Torino, e un 20enne marocchino, anch’egli residente in provincia di Torino. I primi due sono indagati del reato di reclutamento con finalità di terrorismo, il terzo di apologia di delitti di terrorismo aggravata dall’uso di internet. La cellula era in contatto, telefonico e via facebook, con Anas El Abboubi, marocchino residente a Vobarno (Brescia) e inserito nella lista dei 65 foreign fighter italiani che nel settembre del 2013 si è unito al Califfato.

Pochi giorni prima di trasferirsi in Siria l’uomo era stato proprio in Albania per un brevissimo periodo. Il 12 giugno del 2013 era già stato arrestato dalla Digos proprio per reati di terrorismo.

Dopo la partenza di Anas El Abboubi per la Siria, i due albanesi avevano individuato un altro aspirante combattente da inviare nello Stato islamico. Si tratta di un giovanissimo tunisino residente in provincia di Como, ancora minorenne all’epoca dei primi approcci avvenuti sempre tramite internet, che, inizialmente titubante, era stato progressivamente convinto ad aderire al Califfato. Proprio per rinforzare i suoi propositi di combattente, uno dei due reclutatori era appositamente venuto in Italia per incontrarlo.

Il marocchino è l’autore del documento di propaganda dell’Isis, Lo Stato islamico, una realtà che ti vorrebbe comunicare, un testo di 64 pagine interamente in italiano che recentemente era stato pubblicato sul web. Il testo illustrava nel dettaglio le attività del Califfato in Siria e Iraq, descrivendolo come una vera e propria organizzazione in grado di offrire protezione ai propri cittadini e di essere spietato con i nemici. “L’importanza del documento – sostengono gli investigatori – sta non tanto nei contenuti quanto nel fatto che è stato ideato specificatamente per il pubblico italiano”. Le indagini hanno accertato che dopo esser stato messo in rete dal ventenne, il documento è stato rilanciato da diversi utenti, attraverso Facebook e siti internet. “Se non fossimo intervenuti, riteniamo che a breve molti avrebbero potuto aderire a questa deriva”, ha detto il dirigente della Digos di Brescia, Giovanni De Stavola, spiegando che il materiale sequestrato agli arrestati era destinato a“italiani di seconda generazione che, al compimento del 18° anno d’età sarebbero diventati cittadini italiani”.

25 marzo 2015

Sergio Rame

(fonte IlGiornale)

AP