Il figlio del boss Provenzano fa da cicerone ai turisti in visita al paese di Corleone

angelo provenzanoTour in bus panoramico, visite in siti di mafia e antimafia, la chiesa Madre, il Municipio, il monastero del XIII secolo, il Calvario, la statua del Santo Leoluca, il panorama dalla montagna, “tour mafioso incluso”.

Da mesi un cartellone reclamizza un tour mafioso a Corleone, città dell’alto Belice passata alla ribalta delle cronache per alcune pellicole cinematografiche e per essere stata la città di Totò Riina e Bernardo Provenzano, dove è comparso il cartello. Ma la star è un “Cicerone” d’eccezione, Angelo Provenzano, 39 anni, primogenito del boss Bernardo Provenzano, storico capomafia di Corleone da anni al carcere duro. Un’attrazione, più del sole della Sicilia, soprattutto fra i turisti statunitensi. Da mesi lo incontrano a gruppi di 15. Gli fanno domande, come se si rivolgessero al don Vito Corleone impersonato da Marlon Brando. I meeting avvengono durante la tappa palermitana di un viaggio organizzato da un tour operator di Boston. Angelo racconta ai turisti la sua vita e il rapporto col padre. «Per me si tratta di una opportunità lavorativa importante in un settore, quello turistico, nelle cui potenzialità ho sempre creduto. E poi confrontarmi con una cultura diversa dalla nostra e scevra da pregiudizi mi pare un’avventura molto stimolante» ha commentato l’iniziativa aggiungendo: «Vorrei una vita più normale possibile. Ma mi rendo conto che non c’è speranza». Lui si sente come in una tragedia greca, dove le colpe dei padri ricadono sui figli. Dopo il sequestro di una lavanderia, unica fonte di reddito, e l’impossibilità di una nuova iscrizione alla camera di commercio, negatagli, si è reinventato un lavoro. Con il tour operator di Boston. Ora impazzano le polemiche. Ma le autorità europee hanno imposto agli Stati membri di calcolare nel Pil alcune attività illegali: commercio di droga, prostituzione e contrabbando. E quindi se gli affari illeciti della criminalità sono entrati di diritto nel “paniere” che male c’è se il figlio di un boss guida i turisti?

di Grazia Maria Coletti

Fonte Il Tempo

Roma, 30 marzo 2015