Picchiata e derubata, 85enne in ospedale: «Perdono? Quell’infame merita la morte»

ImmagineLo sguardo fiero, l’approccio di una donna forte abituata a combattere, il carattere gioviale. Nonostante tutto riesce ancora a scherzare ma gli occhi di un profondo azzurro si offuscano nel ricordare la violenza inaudita che ha subito e che le ha sconvolto per sempre l’esistenza: «Perdonarlo? Mai. Anzi gli auguro di morire e non ditemi che sono cattiva a 85 anni.. Alla fine mi tocca dire che mi è andata bene, almeno la gamba me l’ha risparmiata. Quando quell’infame mi ha riempito di botte stavo ancora camminando col deambulatore dopo l’operazione al femore».

Pestata a sangue da un ladro che l’ha sorpresa alle spalle all’ingresso del suo appartamento di via Aleardi a Mestre, Cecilia Zacchello accetta di parlare dal letto del reparto di medicina “All’Angelo” dove è ricoverata dopo essere stata dimessa dalla terapia intensiva. Ma l’incubo in cui è piombata giusto una settimana fa è lungi dal concludersi.

Davanti a lei una convalescenza lunga in ospedale, anche se le sue condizioni, specie nelle ultime ore, sono migliorate: «Gli ematomi sul volto sembrano un po’ riassorbiti anche se la situazione rimane ancora da monitorare» spiega il figlio Moreno Semenzato. Con lui attorno al letto della madre c’è anche la compagna Carmen e la figlia Annalisa. Sarà da loro che Cecilia andrà ad abitare in attesa di sistemarsi proprio a Salzano, dove vive l’altro figlio Michele.

Superare lo choc di un’aggressione brutale e assurda, che le ha procurato una ferita insanabile, non è semplice. «Non potete immaginare quanto male mi fa lasciare la casa dove ho vissuto per sessant’anni. Ci sono i ricordi di mio marito Giorgio, ex bancario, dei miei figli. Ogni volta che mi assopisco rivivo quegli attimi terribili, rivedo quel ragazzo, sui 30-35 anni, la maglietta rossa a righe, con i capelli biondi rasati, che si accanisce su di me senza pietà».

L’alimentazione di ossigeno giorno e notte, la mandibola e le costole fratturate che le impediscono di muoversi. E la mano destra con un dito ingessato, quello che il malvivente le ha rotto per strapparle l’anello che indossava: «Avevo dieci brillanti e me l’avevano regalato per le nozze d’argento, non me ne separavo mai. È stato una bestia. Mi ha strappato anche il bracciale».

di Monica Andolfatto

Fonte Il Mattino

Roma, 31 marzo 2015