Nessuno “scenario di guerra”. Ecco perché lo Stato non pagherà

strage_ustica_resti_dc9_645Il 27 giugno del 1980 un Dc9 dell’Itavia esplode in cielo sopra Ustica provocando la morte di 81 persone. Un dramma che dopo 35 anni scatena ancora polemiche, discussioni e proteste. Su quella tragedia si è svolto un processo penale a carico di quattro generali dell’Aeronautica militare, accusati di depistaggio. Un processo basato su testimonianze, ricostruzioni e soprattutto perizie, conclusosi con l’assoluzione degli imputati, che dunque non hanno depistato, e soprattutto con il rigetto della cosiddetta «teoria del missile» e dello «scenario di guerra» intorno al Dc9. La sentenza, infatti, esclude in maniera categorica che il velivolo civile sia stato abbattuto da un caccia militare e ritiene quasi certo che a provocarne l’esplosione sia stata una bomba a bordo. Una conclusione basata sulle perizie dei più grandi esperti mondiali di incidentistica aerea, che hanno analizzato la carcassa del Dc9 e verificato che non c’era nessun impatto di missile. Sta di fatto che, nel corso degli anni, sono state emesse anche varie sentenze civili che, ignorando l’unica verità penale sancita in un tribunale e stabilendo che in realtà il velivolo dell’Itavia è stato abbattuto da un missile sparato da un caccia, hanno aperto la strada ai risarcimenti legittimamente pretesi dai familiari delle vittime. E così, nell’ottobre scorso, quando il giudice monocratico di Palermo, Sebastiana Ciardo, ha condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire con 5 milioni e 637mila euro alcuni parenti di quegli 81 morti, ha scritto: «Solo con la conclusione delle indagini penali e dopo l’individuazione delle possibili cause del disastro, è stato possibile enucleare una condotta illecita riferibile alle amministrazioni dello Stato, le quali, avendo avuto conoscenza che lo spazio aereo percorso dal Dc9 era interessato da operazioni militari, avrebbero dovuto vigilare ed indicare altra rotta idonea da seguire».
E poi ha aggiunto che altre «condotte illecite» riguardano «la dimostrata attività di ostacolo e di depistaggio posta in essere, nel corso degli anni, allo scopo di impedire una rapida e veritiera individuazione delle effettive cause del disastro, con occultamento di prove significative e di indizi essenziali alla scoperta della verità».
È di fronte a queste conclusioni, lontane anni luce dalla verità processuale, che si è trovata l’Avvocatura dello Stato quando ha scelto di opporsi ai risarcimenti. E non poteva fare altrimenti. L’avvocato dello Stato, Maurilio Mango, infatti, si è evidentemente basato sulle conclusioni del processo penale, affermando che la battaglia aerea, il missile e il depistaggio, non sono fatti, ma «un teorema» creato dai mezzi di informazione. E dunque, se il Dc9 non è stato abbattuto da un caccia ma da una bomba a bordo (su chi l’abbia piazzata le ipotesi sono più d’una), la decisione sui risarcimenti, nonostante la drammaticità del caso, non può non tenerne conto. Perché sono stati i giudici, in sentenza, a scrivere che «un’esplosione all’interno dell’aereo, in zona non determinabile, di un ordigno, è dunque la causa della perdita del Dc9 per la quale sono stati individuati i maggiori elementi di riscontro» e che «certamente non vi sono prove dell’impatto di un missile o di una sua testata». Insomma, i risarcimenti, la cui richiesta è più che comprensibile, sono basati su una teoria mai dimostrata. Pochi mesi fa, inoltre, Goram Lilja, uno dei componenti della Commissione d’inchiesta sulla strage ed esperto di fama mondiale nell’incidentistica aerea, ha presentato in Italia il libro «Ustica, il mistero e la realtà dei fatti», dove spiega come sia assolutamente certo che il Dc9 sia stato abbattuto da una bomba a bordo. Con lui c’era uno dei più grandi periti internazionali che prese parte al processo, Frank Taylor, che giunse alle stesse conclusioni. Ma la stampa nazionale continua a ignorare tutto ciò, scrivendo, ad esempio, che fu l’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, a parlare di missile a proposito di Ustica. Peccato che a Cossiga si dia retta solo quando fa comodo, dopo averlo ignorato, per dirne una, quando affermava che la strage alla stazione di Bologna non è opera degli ex Nar Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, che pure sono stati condannati, ma degli uomini del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, che quella bomba la fecero esplodere per errore. Contano i fatti, non le fantasiose verità.

1 aprile 2015

Fonte IlTempo (Luca Rocca)

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