Beppe Fiorello veste i panni dell’eco-poliziotto eroe Roberto Mancini

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In prima linea sempre contro le ecomafie. Roberto Mancini, l’investigatore che per primo indagò suiveleni della Terra dei Fuochi. Alla sua morte il 30 aprile dello scorso anno aveva soli 53 anni. Giorgio Napolitano, allora presidente in carica della Repubblica, in un messaggio alla famiglia lo aveva definito «un servitore delle istituzioni che si è prodigato nell’attività investigativa per l’individuazione, su alcune aree della Campania, dei siti inquinati dai rifiuti tossici illecitamente smaltiti». La giustizia che il sostituto commissario di polizia Roberto Mancini aspettava non arriverà mai più, dopo esser rimasto contaminato durante le indagini sui traffici di rifiuti e dopo aver lottato per mesi contro il tumore che lo aveva colpito. Un male dovuto alle scorie sversate nelle terre tra la Campania e il Lazio, che Mancini inseguiva nelle sue indagini.
A prestargli il volto sarà Beppe Fiorello per la miniserie ‘Io non mi Arrendo’ in due puntate (dopo il record di ascolti registrato la scorsa stagione da ‘L’Angelo di Sarajevo’). Le riprese sono previste dal 25 maggio (primo ciak in Puglia, poi nel Lazio, particolare il primo che ha acceso una polemica), e si concluderanno entro l’estate. Dietro la macchina da presa Enzo Monteleone. Attualmente la produzione, affidata alla Picomedia di Roberto Sessa, sta ultimando la fase dei casting. Una miniserie destinata a far discutere che per i temi affrontati. Fin dagli anni ’90 Mancini aveva ricostruito nei dettagli il percorso dei traffici di rifiuti: dai colossi industriali del nord, fino alle cave dei Casalesi. In mezzo una nebulosa di intermediari, pezzi dello Stato compiacenti, indagini abortite o mai partite. E carte ancora oggi segrete. La sua informativa firmata il 12 dicembre del 1996 venne per anni lasciata nei cassetti. Solo nel 2010 la Dda di Napoli aveva ripreso le sue indagini, che sono diventate una delle colonne portanti del processo per disastro ambientale contro il clan dei Casalesi.
La sua inchiesta era iniziata nel 1994, partendo dalla costituzione di una banca, dove dovevano confluire i capitali dei clan. Annota con cura i contatti con i clienti, in gran parte gruppi imprenditoriali ancora oggi attivi. Intuisce il peso deicircoli massonici in quei traffici, salotti borghesi dove la grande industria incontrava i clan, dove gli accordi per lo sversamento dei veleni venivano siglati. Un lavoro gigantesco, riassunto nelle 250 pagine di informativa rimaste per troppo tempo negli archivi, senza uno sviluppo giudiziario. Nel 1997 Mancini entra nel pool di consulenti dellacommissione bicamerale d’indagine sul ciclo dei rifiuti. Per mesi visita le discariche abusive italiane, scende nelle miniere tedesche dove erano stoccati migliaia di bidoni tossici. Quella commissione per la prima volta ricostruirà la mappa delle holding dei rifiuti, mettendo nero su bianco gli intrecci societari e gli accordi di cartello.
«Se qualcuno avesse preso in considerazione prima la mia indagine forse non ci sarebbe stata Gomorra». disseMancini quando già da 11 anni lottava contro il suo male. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano dispose i funerali solenni per Roberto Mancini. «Si tratta di un grande esempio di poliziotto sul modello di decine di migliaia di suoi colleghi che ogni giorno si battono per affermare la democrazia e l’ordine delle nostre città – disse in quell’occasione –e con onore indossano la divisa e alimentano il prestigio della Polizia di Stato». Ma non va dimenticato come, prima che le denunce di Mancini venissero prese in considerazione, siano passati troppi anni.
Ha dedicato oltre 30 anni della sua vita a realizzare indagini sui rifiuti tossici sparsi tra la Campania e il Lazio. Ha necessariamente dovuto respirare l’aria malsana delle discariche abusive che ancora oggi non sono state del tutto bonificate e continuano a inquinare i migliori prodotti della terra campana. Un’altra fiction per Fiorello e per il servizio pubblico di stampo sociale destinata, vista la popolarità dell’attore siciliano nel pubblico, ad accendere le coscienze oltre all’auditel.

 

Fonte ANSA

Roma, 27 aprile 2015