Suicida dopo arresto del figlio, la procura se ne lava le mani: non dobbiamo più indagare?

Medico si butta da un ponte dopo l’arresto del figlio: “La magistratura miope uccide”. La procura di Monza fa spallucce: “Sono cose che succedono…”

toghe giustizia

“Dispiace, dispiace… però sono cose sempre accadute. Ci ricordiamo Mani Pulite e i suicidi eccellenti? Che cosa dovremmo fare noi magistrati, smettere di indagare su chi commette degli illeciti?”.

In una intervista al Secolo XIX, il procuratore capo di Monza, Corrado Carnevali, replica alle durissime polemiche scaturite deal suicidio del medico genovese che si è tolto la vita proprio perché il figlio farmacista era finito agli arresti domiciliari in seguito ad una inchiesta della procura di Monza su un traffico di farmaci salvavita.

In un biglietto il medico suicida ha scritto: “La magistratura miope a volte uccide”.

“Mi dispiace per quello che è accacduto, ma ci dobbiamo mettere d’accordo – tuona Carnevali – vogliamo dei giudici che facciano il loro mestiere, che provino a fare un pò di pulizia in questo Paese? O invece liberi tutti, che ognuno faccia quello che vuole perché se viene scoperto o lui o qualche suo caro potrebbe compiere qualche gesto sciagurato?”. Il procuratore capo di Monza difende a spada tratta il lavoro del Nas (“È stato impeccabile”) e sfida addirittura il medico morto suicida: “Vorrei poterlo illustrare a chi crede forse vero quel che c’è scritto su quel bigliettino, che la magistratura è miope”. Quindi l’affondo: “Ormai è diventato l’alibi di tutti coloro che hanno qualche altarino, attaccare i magistrati. Il copione è sempre lo stesso: atteggiarsi a vittime della malagiustizia e qualcuno ci crede sempre”. Per Carnevali un certo tipo di comportamento succede “quando ci sono tanti soldi in ballo”. “Quando arriviamo noi e blocchiamo il denaro proveniente da attività illecite – tuona – chi non può più fare la vita di prima ci attacca”.

28 aprile 2015

Sergio Rame

(fonte IlGiornale)

AP