Italicum: Renzi sfida il Parlamento, ‘Ha il diritto di mandarmi a casa’ – Video


Matteo Renzi sfida il Parlamento e dopo che il governo ha chiesto la fiducia sull’Italicum scrive su twitter: “La Camera ha il diritto di mandarmi a casa se vuole: la fiducia serve a questo. Finchè sto qui, provo a cambiare l’Italia”. La richiesta di fiducia arriva dopo che la riforma ha superato indenne il primo scoglio del voto a scrutunio segreto sulle pregiudiziali di costituzionalità. “Ci prendiamo le nostre responsabilità”, twitta Renzi. Ma l’opposizione è sulle barricate e protesta in Aula. Dai banchi M5S scoppiano le urla “Fascisti!”. Maurizio Bianconi di Fi urla “Vergogna!” ed è richiamato all’ordine dalla presidente Boldrini che fatica non poco a mantenere l’ordine.

ImmagineLa tensione in Aula è alle stelle. “Non consentiremo – attacca Renato Brunetta – il fascismo renziano. Faremo di tutto per impedirlo, dentro e fuori questa Aula. Non consentiremo che questa Aula sia ridotta a un bivacco di manipoli renziani“.  Lancio di crisantemi gialli da parte dei deputati di Sel in Aula alla Camera. “E’ il funerale della democrazia”, ha detto il capogruppo Arturo Scotto dopo la richiesta della fiducia.

Bersani, è in gioco democrazia – “Non avevo dubbi che avrebbero messo la fiducia. Qui il governo non c’entra niente, è in gioco una cosuccia che si chiama democrazia. Ora decideremo insieme che fare e poi deciderò io perchè ognuno deve assumersi le sue responsabilità”.

Intervento della presidente Laura Boldrini di fronte alle proteste dai banchi dell’opposizione: “Tra le materie escluse dalla facoltà del governo di porre la questione di fiducia non ci sono quelle elettorali”, per cui la “presidenza senza entrare nel merito dell’opportunità politica non può che ammettere l’esercizio tale prerogativa”. Boldrini ha citato una serie di precedenti, spiegando che “ci vorrebbe una esplicita modifica del regolamento della Camera, senza il quale la esclusione della possibilità di porre la fiducia sarebbe arbitrario”, ha concluso la presidente. “Nel nostro ordinamento – dice – il governo può in ogni fase porre la questione di fiducia, individuandone l’oggetto. Alla luce di tale principio, i casi di esclusione della facoltà di porre la fiducia sono individuati dall’articolo 116 comma 4 del regolamento e non prevede tra quelle escluse dalla facoltà del governo di porre la fiducia, anche la materia elettorale. La presidenza, senza entrare nel merito dell’opportunità politica di porre la fiducia, non può che consentire al governo di ricorrere a tale possibilità”.

Prima dell’apposizione della questione di fiducia Montecitorio respinto con un duplice voto segreto, altrettante pregiudiziali presentate da Fi e le altre opposizioni. I no sulle pregiudiziali di costituzionalità sono stati 384 e i sì 209. Bocciate anche le pregiudiziali di merito con 385 no e 208 sì. No anche alla questione sospensiva votata a scrutinio palese e bocciata con un minore scarto: i voti a favore sono stati 206, 369 quelli contrari, 1 deputato si è astenuto.

La protesta palese dei 17 in Aula – Dall’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani al capogruppo del Misto Pino Pisicchio fino a qualche esponente della minoranza Dem e qualche centrista. Sono stati 17 i deputati che hanno inscenato una sorta di ‘protesta palese’ all’Italicum, manifestatasi non nelle prime due votazioni a scrutinio segreto ma nella terza votazione sulle pregiudiziali, quella, appunto, verificabile sui tabulati. E proprio sui tabulati si vede come in 17, al voto palese non risultano presenti in Aula e in 18, invece, risultano non votanti. Sono 593 infatti i presenti e votanti nelle prime due votazioni sulle pregiudiziali, di costituzionalità e di merito, respinte rispettivamente con 384 e 385 voti contrari. Alla terza votazione, quella palese sulla richiesta di sospensiva, sono stati invece 576 i presenti, 575 i votanti e 369 i voti contrari. Tra i diciassette che sono usciti dall’Aula ci sono 6 esponenti Pd, che si vanno ad aggiungere ai 7 assenti, che fonti del gruppo spiegano essere in buona parte ‘giustificati’ del voto segreto. I 6 sono Bersani, il leader di Sinistradem, Gianni Cuperlo, il coordinatore di Area Riformista Nico Stumpo, e Giuseppe, Lauricella, Giacomo Portas, Nico Stumpo, Francesco Prina. In totale, sul voto palese sono 13 i Dem che risultano non presenti più Paolo Rossi presente ma non votante. Tra i non presenti in Aula al voto palese ma non a quelli segreti figurano due deputati Ap, Paolo Tancredi e Sergio Pizzolante, il capogruppo del Misto Pisicchio, Ignazio La Russa di Fdi e Toni Matarrelli di Sel.

Salvini, legge che fa schifo – Una “legge che fa schifo, pessima che allontana ancor più i cittadini dalla libera scelta”, Matteo Salvini bolla così l’Italicum. “E’ folle – ha affermato ancora il leader del Carroccio oggi a Strasburgo – che con tutto quello che succede in Italia e nel mondo Renzi occupi il Parlamento con la legge elettorale”. “Dovrebbe occuparlo – ha continuato – con dibattiti sull’economia e sull’occupazione: Renzi è finito”.

Fonte ANSA

Roma, 29 aprile 2015