Travolto a 15 anni da un ubriaco. Non farà un solo giorno di carcere

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Mentre continua, tra ostacoli e polemiche, il cammino del disegno di legge per introdurre il reato di omicidio stradale e l’ergastolo della patente, la cronaca registra ancora sentenze sulle tragedie della strada che lasciano in bocca il sapore amaro di una giustizia non del tutto compiuta. Questo è uno di quei casi: la morte di un ragazzino di 15 anni causata da un automobilista che aveva il tasso alcolemico a 1,71. Non solo: la perizia cinematica – riferisce l’avvocato di parte civile Serena Galletti – rilevò che Manuele Monnet, 28 anni, di Villar Pellice, viaggiava in centro abitato ad una velocità tra 135 e 150 km/h su una strada con limite di 50 km/h.

Siamo nel 2012 a Luserna San Giovanni dove l’auto, una Bmw, tamponò un motorino con due ragazzi a bordo: Riccardo Agu, 15 anni, morì sul colpo; l’amico di 18 anni, Pierre Ribet – che era alla guida – ha superato dopo tante sofferenze un grave trauma cranico. «L’auto era un proiettile – dice l’avvocato Galletti – il ragazzo che era alla guida fu trovato praticamente nudo dai soccorritori, perché la violenza dell’impatto gli strappò i vestiti; quanto a Riccardo, non sono mai state trovate le scarpe che indossava». L’auto si fermò solo trecento metri dopo il terribile impatto. Dopo due anni e mezzo, in Tribunale a Torino, Monnet ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato: due anni e sei mesi di reclusione, sospensione della patente per due anni, pena sospesa.

«Non fu arrestato sul momento, e non farà mai per questa vicenda neanche un minuto di carcere, questa è la vergogna», dice Cinzia Borgiattino (mamma di Riccardo). Vive a Capannoli e combatte su più fronti: a Pinerolo collabora con l’associazione Ali d’Argento, a Firenze è uno dei membri più attivi dell’associazione Lorenzo Guarnieri. Ogni anno organizza iniziative per la giornata delle vittime della strada
E soprattutto è in prima linea per sostenere l’introduzione del reato di omicidio stradale: «E’ indispensabile per costruire una società più giusta – dice –. Quella che chiediamo è una legge che ha come scopo quello di salvare vite facendo sì che le nostre strade siano meno insanguinate. La mia, personalmente, è anche una battaglia per evitare ad altre mamme di provare il dolore che ho provato e che provo io, il più grande del mondo, la perdita di un figlio, la parte più importante di te, che viene spazzata via da qualcuno che si è messo alla guida sotto l’effetto di alcol o droga trasformando l’auto o la moto in un’arma».

30 aprile 2015

Carlo Baroni

(fonte LaNazione)

AP