La trattativa Stato-black bloc

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La verità non la sapremo mai. Perché in questi casi la verità può essere indicibile. C’è stata una trattativa tra Stato e black-bloc per evitare che una tragedia macchiasse in modo indelebile Expo 2015, pregiudicandone il successo? In altre parole: lo Stato ha permesso che una banda di delinquenti mettesse a ferro e fuoco un quartiere di Milano ottenendo in cambio che nessuno si facesse davvero male e che la cosa finisse lì? È molto probabile, direi praticamente certo, riavvolgendo il film degli scontri di venerdì pomeriggio.

Per capirci meglio: le forze dell’ordine eseguono gli ordini alla lettera. Se la disposizione è di menarle di santa ragione loro menano, se l’ordine è di prenderle loro le prendono. Se c’è da arrestarne cento, cento saranno. Se per salvare la faccia basta ammanettarne cinque – dico cinque, come è accaduto venerdì – i primi cinque pirla finiscono in questura e lì finisce. Morale: il ministro degli Interni fa la figura dell’incapace – cosa che gli riesce bene a prescindere – ma salva il posto. Regione e Comune si affrettano a dire che pagheranno i danni a cittadini e commercianti che hanno subito danni: quarantotto ore di bailamme e di sdegno su giornali e tv e poi è tutto dimenticato. Ma soprattutto l’Expo è salvo e, scommetto, per i prossimi sei mesi nulla più accadrà di sconveniente o grave, almeno su questo fronte.

Tecnicamente tutto questo si chiama «ragione di Stato», cioè tutelare un presunto interesse superiore. Non è un male assoluto, è che questo Stato ha abbassato di molto l’asticella della «ragione». La sindrome G8 di Genova, con tutto quello che ne è derivato, ha indebolito i concetti di diritto e di difesa. Guai se un no global finisce all’ospedale dopo che la polizia italiana è stata bollata come «torturatrice» dalla Corte europea. Meglio rischiare che la testa se la spacchi un poliziotto o un cittadino. Passi per incapace ma non per fascista. Non condivido, ovviamente, ma siamo purtroppo in pochi a pensarla così. Che almeno Alfano, il capo della polizia e il governo che trattano con dei delinquenti abbiano il pudore di non licenziare un poliziotto, Fabio Tortosa (padre di due bambini), che su Internet ha manifestato il suo orgoglio di essere poliziotto e non torturatore. Occhio che dalla ragione di Stato alla vigliaccata di Stato il passo è breve.

di Alessandro Sallusti

Fonte Il Giornale

Milano, 4 maggio 2015