Un Ministro in affanno…

alfano

I prefetti italiani si sono sentiti “abbandonati” dal ministro Alfano e, per la prima volta nella storia della Repubblica, hanno disertato in massa un incontro ufficiale col Ministro dell’Interno. Si tratta di un “record” negativo non da poco per Angelino Alfano che, quando guidava il Dicastero di Grazia e Giustizia, riuscì a far arrabbiare allo stesso modo anche i magistrati che rifiutarono per un certo tempo ogni confronto con lui. Il titolare del Viminale è in difficoltà e non da ora, costretto com’è a reggere uno dei ministeri più difficili politicamente, perché si occupa di ordine e sicurezza pubblicare, senza contare la necessità di continuare a seguire e dirigere un piccolo ma litigioso partito che, ad oggi, non è né carne né pesce, visto che si dichiara di “centrodestra”, ma siede tranquillamente al Governo con la sinistra. Non è amato dai “suoi” poliziotti, il buon Alfano e di questo malessere si è fatto spesso interprete il Sap, il sindacato autonomo guidato da Gianni Tonelli che più volte ha criticato l’azione del ministro. Neppure le altre sigle della Polizia, però, lo difendono a spada tratta perché il malessere della comunità interna, quella comunità in divisa che si sente sotto attacco ogni giorno nelle piazze e nei palazzi della politica, è molto forte e radicato. Alfano di “alfanate” ne ha commesse parecchie (si pensi al caso Shalabayeva, alla vicenda dei venditori abusivi, al mancato impegno contro l’introduzione del reato di tortura e del numero identificativo), ma adesso è riuscito a mettersi contro pure i prefetti. Certamente non gliene va proprio bene una. Dopo l’ultima ondata di sbarchi e dopo soprattutto gli incidenti della prima giornata dell’Expo a Milano, il ministro ha proposto di rafforzare i poteri dei prefetti e ampliare le competenze in materia di immigrazione e ordine pubblico. Non l’avesse mai fatto! Ma come?! Il signor ministro si permette, senza consultarli, di chiamare in causa i signori prefetti per “scaricare” loro responsabilità che non hanno mai avuto e che non vogliono??? Loro vogliono continuare ad avere una “responsabilità generale” nelle questioni di ordine e sicurezza pubblica nella provincia, lasciando ai questori gli oneri tecnico-operativi che sono, ovviamente, decisivi quando parliamo di decine di migliaia di sbarchi di clandestini, di accoglienza dei profughi, di gestione dell’ordine pubblico e di eventuale sospensione della potenziali manifestazioni pericolose. Per essere chiari, se a Milano lo scorso primo maggio le cose fossero andate in modo diverso, se magari a restare feriti non fossero stati i poliziotti, ma i manifestanti, a saltare o a essere messo in discussione sarebbe stato il questore del capoluogo lombardo, non certo il prefetto… Conosciamo bene le vicende e le dinamiche del Viminale per non sapere che chi tocca certi “equilibri” rischia passare grossi guai. Crediamo che stavolta il ministro Alfano, complice la smania di recuperare qualche frazione di punto percentuale nei sondaggi che danno il suo partito sempre più in caduta libera in vista delle imminenti elezioni regionali, si sia messo davvero in un vicolo cieco.

di Massimo Martini

Roma, 8 maggio 2015