Ecco qual è il vero “tesoretto” che può usare il governo

++ Fisco:da Capri a Portofino, maxi-operazione A.Entrate ++Ci sono tutte le premesse per un gran successo della cosiddetta voluntary disclosure . Avvocati, tributaristi, commercialisti e banche di mezza Europa sono sommersi da richieste per far rientrare i capitali in Italia

Un vero tesoretto per le nostre casse potrebbe davvero esserci. Ma si deve dire sottovoce. Poiché esso dipende da un condono fiscale, anche se molto light rispetto a quelli del passato.

Nonostante i tre scudi fiscali del passato, numerosi italiani hanno ancora quattrini depositati all’estero. Per capirci, la situazione di Gino Paoli, intercettato e poi pizzicato con due milioni in un conto svizzero. Il cantante non potrà più sanare la sua posizione e pagherà caro; ma in molti si stanno precipitando dai propri consulenti per regolarizzare (pagando con lo sconto) le proprie posizioni ed evitare così la botta di Paoli.

Ci sono tutte le premesse per un gran successo della cosiddetta voluntary disclosure . Avvocati, tributaristi, commercialisti e banche di mezza Europa sono sommersi da richieste per far rientrare i capitali in Italia. Nel tam tam milanese si parla di 100mila conti per la sola Ubs, segue a quota 60mila la Bsi. E così andando. È difficile fare previsioni sull’entità finale dei rientri. Ma c’è oggi chi si spinge a ipotizzare un successo simile a quello del primo scudo, e dunque vicino ai 100 miliardi. Se ciò dovesse avvenire si concretizzerebbe un vero tesoretto, inatteso e non ancora contabilizzato. Difficile sapere a quanto possa ammontare oggi. Per due ordini di motivi. Il primo è l’entità finale e reale dei nuovi scudi. Il secondo è il costo degli stessi. A differenza del passato la procedura è molto più complessa. A essere super ottimisti (dal punto di vista del Tesoro) si potrebbe pensare a un 10 per cento del totale: dunque, sull’ipotesi di 100 miliardi denunciati, si avrebbe una sopravvenienza di 10 miliardi per Renzi. Mica male.

Il meccanismo, a voler molto semplificare, prevede due formule. Una forfettaria, per chi rimpatria meno di due milioni, che porta a un costo su quattro anni del 9 per cento. E una analitica (che si applica a chi non accetta la forfettaria o che ha più di due milioni da scudare), che ha aliquote e sanzioni che cambiano da caso a caso. Proprio queste differenze e articolazioni possono allungare i tempi del governo nel fare cassa. Entro la fine di settembre si devono chiudere tutte le pratiche. In concomitanza con la presentazione della dichiarazione dei redditi del 2014, che già terrà conto del patrimonio all’estero. A quel punto l’incartamento verrà inviato a un funzionario dell’Agenzia delle entrate che esaminerà l’istanza e la autoliquidazione delle imposte e sanzioni che sono state calcolate dai consulenti dello scudato (sì, lo so, tecnicamente non è uno scudo fiscale, ma abbiate pazienza). A quel punto se l’Agenzia accetta, si chiude tutto e il Tesoro incassa nel 2015. Se l’Agenzia si mette di traverso, si apre un contraddittorio e il rischio è che la cosa si possa concludere solo nel 2016.

Il governo insomma ha tutta la volontà perché si proceda speditamente. Tra pochi giorni è attesa una fondamentale circolare da parte dell’Agenzia realizzata con la formula delle domande e risposte che dovrebbe chiarire molti dubbi interpretativi: come trattare i prelievi o gli accessi alle cassette di sicurezza all’estero? Giusto per fare un esempio banale. E tra poco il Parlamento dovrà esprimere il suo giudizio sul decreto legislativo del 21 aprile sul raddoppio dei termini di accertamento. Se passa la tesi di Renzi e di Padoan (insomma se l’Agenzia delle entrate e la sua nuova boss non si mettono mediaticamente di traverso come al solito) gli accertamenti non possono, come è prassi oggi, andare indietro fino a 10 anni. O meglio, possono farlo, in caso di reati, solo se individuati e denunciati nei termini più brevi dell’accertamento fiscale. Non vi rompete la testa. La cosa in effetti è semplice: se passa, come è praticamente certo, il decreto legislativo, ci sarà un’altra spinta al rimpatrio dei capitali.

Tre sono i fattori finali che lo hanno reso così di successo:

1. A differenza dello scudo Svizzera&Co. non fanno più ostruzione, ma anzi spingono a chiudere posizioni non trasparenti.

2. L’introduzione da gennaio del reato di autoriciclaggio con pene fino a otto anni.

3. Molti Paesi bancariamente opachi, compresa la Svizzera, hanno firmato trattati di scambio di informazioni con l’Italia. Chi resta lì, ora rischia. Di brutto.

9 maggio 2015

IlGiornale

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