Scuola: Renzi, ascoltiamo ma avanti, ridare autorevolezza

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‘Noi andiamo avanti per restituire alla scuola la funzione fondamentale di guida della comunità altrimenti non usciremo dalla crisi’, ha detto il premier.

Non c’è aria di tregua sul fronte della scuola. Ieri il Pd ha incontrato associazioni e sindacati per un supplemento di ascolto, oggi ha messo sul piatto un pacchetto di emendamenti che, a parere dei dem, vanno incontro ad alcune delle richieste emerse dal confronto. Ma le posizioni restano distanti. La richiesta arrivata dai leader delle confederazioni – la triade Camusso, Furlan, Barbagallo – di incontrare il Governo non ha trovato per ora accoglienza e i sindacati di categoria (Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola Gilda e Snals) avvertono che “in assenza di adeguate risposte la mobilitazione continuerà fino a coinvolgere le attività di scrutinio finale”. Permane poi il dissenso di Sel e M5S. Insomma, non si può proprio parlare di pacificazione. “Nella comunità di 30 anni fa gli insegnanti avevano autorevolezza sociale, poi per colpe varie non è più cosi. Certo si può ascoltare e migliorare ma noi andiamo avanti per restituire alla scuola la funzione fondamentale di guida della comunità altrimenti non usciremo dalla crisi”. Non arretra di un passo dalla sua convinzione il Premier, Matteo Renzi, che in un comizio ad Aosta è tornato a parlare di scuola. E di scuola si è parlato oggi di nuovo anche nella sede del Nazareno.

Il presidente del Pd, Matteo Orfini, assieme al vice segretario e alla responsabile scuola e università del partito, Lorenzo Guerini e Francesca Puglisi, ha fatto il punto sulla riforma della scuola alla luce degli scambi di opinioni avuti ieri con sindacati e associazioni. Sono stati illustrati gli emendamenti messi a punto dalla relatrice del provvedimento, Maria Coscia, che intervengono su alcune note dolenti: ruolo del preside, disuguaglianze tra istituti scolastici, eccesso di ricorso alle deleghe. Ma chi martedì è sceso in piazza chiede di più. “Non bastano incontri tardivi e piccoli aggiustamenti per raccogliere la forte spinta al cambiamento lanciata dalle piazze del 5 maggio. Per cambiare davvero la riforma è necessario modificare radicalmente i punti fondamentali del provvedimento” dicono le 32 associazioni firmatarie dell’appello “La Scuola che cambia il Paese”. E quel che vogliono lo hanno ben chiaro: eliminazione del meccanismo di chiamata diretta dei docenti, assunzioni e organico funzionale in tempi utili per il regolare avvio dell’anno scolastico, anche ricorrendo allo stralcio, finanziamento della legge nazionale sul diritto allo studio, deleghe non lasciate in bianco. Per Sel quello del governo “resta un testo autoritario, sbagliato e pasticciato che andrebbe immediatamente ritirato”. E per il M5S i nuovi emendamenti della relatrice Maria Coscia “peggiorano ulteriormente il Ddl. Sono indifendibili”. La commissione Cultura della Camera, intanto, va avanti nell’esame del provvedimento. I parlamentari lavoreranno anche domani e domenica. E il 12 maggio incontreranno di nuovo associazioni e sindacati.

Fonte Ansa

Roma, 9 maggio 2015