Studente ucciso: nessuno vuole parlare

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Si presentano particolarmente complicate le indagini per far luce sull’omicidio di Gianluca Monni, lo studente di 19 anni ucciso con tre fucilate a Orune mentre aspettava l’autobus per andare a scuola a Nuoro. Gli inquirenti lavorano sodo e battono tutte le piste, anche fuori Orune, e, come comprensibile, mantengono il massimo riserbo. Quella legata alla lite con un gruppo di bulli per difendere la fidanzata durante una festa di Carnevale, non sembra la pista privilegiata mentre si cerca di “scavare” tra le ultime frequentazioni della vittima per ottenere qualche indizio utile per le indagini.

 

Nessuno vuole parlare. I carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Nuoro e i colleghi della compagnia di Bitti non sono peraltro aiutati dalla cortina di silenzio che pare calata sull’episodio. Almeno sette giovani, anche loro in attesa dell’autobus ieri mattina verso le 7, avrebbero visto l’auto scura con il killer che ha esploso ben tre fucilate a distanza ravvicinata contro Gianluca Monni. Nessuno, però, parla. Nessuno è in grado di indicare neanche il modello della vettura sulla quale è fuggito il killer. La paura la fa da padrona in un paese insanguinato per decenni da terribili faide, dove si è ucciso per rancori la cui origine si perdeva negli anni, per una parola in più al momento sbagliato, per aver visto quello che non si doveva vedere. Anche se quello di Gianluca Monni è un delitto “atipic” e non commesso da “professionisti” della fucilata dietro un muretto a secco, si inscrive in un ambiente dove la legge che impera è quella della paura e dell’omertà.

 

Oggi i funerali del ragazzo. Centinaia di ragazzi hanno voluto rendere omaggio a Gianluca Monni, invadendo stamani il cortile dell’Istituto Professionale Alessandro Volta di Nuoro, dove il giovane frequentava il quinto anno. Un’invasione pacifica e commossa anche per dire no alla violenza. I suoi compagni hanno letto tra i singhiozzi alcune lettere di sofferenza e rabbia. “Un evento tragico ci ha catapultato in in momento che mai avremmo immaginato di conoscere – ha detto una studentessa – perché non concepiamo la morte a 19 anni. Oggi possiamo solo piangere perché nei corridoi della nostra scuola non vedremo più il sorriso radioso di Gianluca”.

Una docente compaesana del giovane ucciso: “Ieri mattina sono arrivata in classe e i ragazzi mi guardavano, volevano sapere qualcosa da me, ma io non riuscivo a guardarli negli occhi. L’aula era avvolta da un cupo silenzio”. Poi, tra le lacrime, le sue parole toccanti per un paese come Orune attraversato da decenni da una lunga scia di sangue: “Perché Orune, perché non cambi? Non ho più la forza di difenderti. Ogni volta mi sono illusa che il cambiamento potesse avvenire e ogni volta mi sono ricreduta”. “Io e Gianluca – ha ricordato ancora – parlavamo in sardo con la lingua del cuore ed è con la lingua del cuore che lo voglio salutare oggi: “vae in bonora cor’e izzu”. La preside della scuola, Innocenza Giannasi, tutti gli insegnanti e il personale Ata della scuola hanno ribadito un fermo no alla violenza. “Noi sosteniamo la cultura la civiltà l’amore. Siamo per il progresso dell’individuo. Azioni di questo genere segnano la sconfitta dell’uomo” hanno detto. Presente anche il dirigente scolastico provinciale Mario Delrio e vari dirigenti scolastici delle scuole di Nuoro. Al suono della campanella alle 8.30 un minuto di silenzio per Gianluca, poi tutti insieme all’ospedale San Francesco alla camera ardente a rendere omaggio alla salma del giovane ucciso e dare le condoglianze alla famiglia.

Fonte Il tempo

Roma, 9 maggio 2015