Cantone-Saviano, fine di un’amicizia. Amarezza e scontro su liste De Luca

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La delusione dell’ex pm per le accuse dello scrittore: attacco proditorio, che c’entro io con le liste?

«Se ha qualcosa da dire a un amico come amico, io gli rispondo da amico. Privatamente». Chissà però se Raffaele Cantone risponderà mai davvero a Roberto Saviano. E, soprattutto, chissà se i due sono ancora amici. Ché l’ultima critica dello scrittore proprio non è andata giù al presidente dell’Anticorruzione. «Un attacco proditorio», l’ha definito sfogandosi — deluso — con i componenti del suo staff. E quell’attacco ha frantumato un legame che esisteva da ben prima di Gomorra.
Sono lontani i tempi in cui Saviano proponeva l’amico Cantone come sindaco di Napoli (2011). O quelli in cui — seppur costretto a una vita blindata — non esitava a farsi vedere in un locale per partecipare alla festa dei 50 anni dell’amico Raffaele (2013). Lo scrittore, oggi, dell’ex pm ne parla come di una «figura». E — in un’intervista pubblicata due giorni fa sull’Huffington Post dal titolo «Gomorra è nelle liste di Vincenzo De Luca» — afferma che «Cantone aveva avuto un rapporto già con Enrico Letta e poi con Renzi, quindi ha chiara la visione della situazione. La fotografia la spiego così: sembra esserci molta prudenza da parte del Governo e da parte di Cantone, che è un amico, a prendere posizione. (…) Si preferisce intervenire su De Gennaro, difendendolo, piuttosto che sulla vicenda Campania, che è un dramma incredibile». Non sfugga il riferimento al caso De Gennaro, perché già il 17 aprile scorso — nella sua rubrica sull’Espresso — Saviano aveva criticato Cantone per aver «difeso» l’ex capo della polizia.
L’ex pm, in quel caso, si limitò a confidare il suo «fastidio» ad alcuni amici. «Roberto ha mal interpretato le mie parole. E poi, se ritiene che De Gennaro (assolto) vada mandato via da Finmeccanica perché la Corte di Strasburgo ha riconosciuto che nel caso della Diaz ci fu tortura, sosterrà che devono andar via anche i giudici di Palermo che condannarono Bruno Contrada con una sentenza che la stessa Corte ha ritenuto errata?». Quel fastidio, ieri, però s’è tramutato in rabbia. O, meglio, in una «delusione», un «senso di tradimento», come spiega chi ha raccolto il suo sfogo. Cantone ufficialmente non risponde all’(ex) amico, perché «sono presidente dell’Autorità anticorruzione e non entro nelle questioni politiche». Al suo staff, però, ha voluto spiegare perché quello di Saviano è stato un «attacco proditorio» che ha di fatto rotto il loro legame. «Mi contesta il silenzio sulle liste del Pd in Campania, ma che c’entro io? È come darmi la colpa del fuorigioco non fischiato al Dnipro. Ora, passi pure quel parlare di Gomorra tra i candidati, che è una definizione autoreferenziale. Ma vorrei capire: chi sarebbero quelli di Gomorra inseriti nelle liste? E, secondo lui, che avrei dovuto fare? Il moralizzatore, l’angelo vendicatore? Leggo i nomi dei candidati, certo. E il 31 maggio farò le mie considerazioni, come tutti gli elettori. Ma certo non posso intervenire nelle scelte di un partito, qualunque esso sia. Non ne ho titolo». Quel che meraviglia Cantone, in particolare, è la «scelta radicale» di Saviano: «È strano che in tutto questo casino della Campania l’unico nome che citi sia il mio. E poi la mia collaborazione con Letta c’entra come il cavolo a merenda, facevo parte di una commissione nella quale c’erano anche Gratteri e altri. Posso anche accettare — seppur con dispiacere — che mi definisca una foglia di fico, perché è una valutazione politica. Ma nella vicenda delle liste gioca a far male, è capzioso». Il motivo? «Forse prova a fare un’operazione — con uno stile allusivo — finalizzata a dimostrare che sono organico al Pd». Una «trappola», insomma. Ma s’è mai visto un amico che ti tende una trappola? «Be’, evidentemente non è un amico».

di Gianluca Abate
Fonte Corriere della Sera

Roma, 11 maggio 2015