MAFIA: MORI; «CAPITANO ULTIMO» SU BANCO TESTI

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La sparatoria che coinvolse il figlio di un imprenditore di Terme Vigliatore (Ct), Fortunato Imbesi, inseguito dai carabinieri del Ros il 6 aprile 1993 e raggiunto da diversi colpi di arma da fuoco, è stata al centro della deposizione del colonnello Sergio De Caprio che ha testimoniato al processo per favoreggiamento alla mafia all’ex generale del Ros Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, imputati, dopo una assoluzione in primo grado, davanti alla Corte d’appello di Palermo. Sono accusati di avere fatto fuggire il capomafia Bernardo Provenzano, nell’ottobre del 1995, nonostante fossero a un passo dal catturarlo grazie alle rivelazioni del confidente Luigi Ilardo, poi ucciso. Il mancato blitz, per gli inquirenti, sarebbe stato da ricondursi alla cosiddetta trattativa Stato-mafia che avrebbe visto coinvolti i vertici del Ros e pezzi delle istituzioni. Anche la sparatoria di Terme Vigliatore, secondo l’accusa, sarebbe da inquadrare nello stesso filone, essendo stata finalizzata a mettere in allarme il boss latitante Nitto Santapaola, che si nascondeva nel paese del catanese, per farlo fuggire. Una tesi contestata da De Caprio, conosciuto come «capitano Ultimo», l’uomo che il 13 gennaio 1993 arrestò il boss Totò Riina. De Caprio ha raccontato che il 6 aprile 1993 era nel messinese con un collega del Ros, Giuseppe De Donno, e che, mentre percorrevano la litoranea verso Palermo, ebbero la segnalazione che un loro sottufficiale aveva visto in un’auto un uomo che somigliava all’allora latitante Pietro Aglieri, boss di Santa Maria di Gesù. A quel punto le pattuglie del Ros della zona si sarebbero messe all’inseguimento della macchina che poi avrebbe speronato un’auto del Ros: da qui la sparatoria. Nessun’intenzione, dunque, di creare le condizioni per indurre Santapaola, che verrà arrestato dopo un mese, a lasciare il catanese.

Fonte Ansa

Palermo, 14 maggio 2015