Ancora scontri in Burundi: il presidente posticipa le elezioni

Pressato dalla comunità internazionale Pierre Nkurunziza ha accettato di rimandare di una settimana il voto legislativo previsto per il 26 maggio. Ma le violenze nel Paese non si fermano

“Pace e sicurezza regnano sul 99,9% del territorio nazionale”. È con questa affermazione che il presidente del Burundi, Pierre Nkurunziza, si è rivolto alla sua gente sui canali di Stato a una settimana dal tentato colpo di stato dello scorso 13 maggio. Nella sua terza apparizione pubblica da allora, il presidente ha confinato il movimento d’insurrezione a soli quattro quartieri della capitale Bujumbura, rivolgendosi poi ai giornalisti colpevoli, secondo lui, di istigare la popolazione all’odio e alla divisione. Eppure in Burundi quell’1% di instabilità continua a causare disordini e vittime. Nella giornata di mercoledì 20 maggio a Musaga (periferia sud della capitale), almeno un migliaio di manifestanti sono stati dispersi con la forza dalla polizia.

Il 21 maggio, almeno due morti sono stati registrati nelle manifestazioni che contestano la ricandidatura di Nkurunziza alle prossime elezioni presidenziali del 26 giugno. Le forze dell’ordine hanno vietato l’accesso della Croce Rossa e dei giornalisti a Musaga, l’area più colpita dalle violenze. Pertanto è probabile che le stime delle vittime (in totale se ne contano già più di 20) possano aumentare nei prossimi giorni. Sempre il 21 maggio la polizia è inoltre intervenuta nel comune di Kanyosha, a sud di Musaga, per ristabilire l’ordine.

Nella capitale Bujumbura un manipolo di manifestanti riunitosi in piazza dell’Indipendenza, in pieno centro, è stato invece disperso dalle forze di sicurezza. Un altro assembramento di manifestanti, riunitosi a Ngagara per protestare davanti al parlamento dove era in corso una sessione straordinaria per la nomina di tre nuovi ministri, è stato disperso.

Policeman runs after protesters near a burning barricade during a protest against Burundi President Pierre Nkurunziza and his bid for a third term in BujumburaDopo il fallito colpo di Stato del 13 maggio in Burundi sono continuati gli scontri: finora più di 20 le vittime

 

Sostituiti i ministri di Difesa e Affari Esteri

Dopo il tentativo di golpe del 13 maggio, il presidente ha deciso di sostituire i titolari dei ministeri di Esteri e Difesa, accusati di aver gestito male la crisi generata dall’insurrezione delle ultime settimane. Al generale Pontien Gaciyubwenge, accusato di aver dato ordini contraddittori nei giorni del tentato rovesciamento del governo e di essersi contrapposto al ministro della Pubblica Sicurezza Gabriel Nizigama, subentra Emmanuel Ntahonvukiye, un magistrato della Corte anti-corruzione, il primo civile ad assumere la guida della Difesa negli ultimi cinquant’anni.

Agli Esteri, Alain Aimé Nyamitwe, finora ambasciatore del Burundi presso l’Unione Africana, prende il posto di Laurent Kavakure, accusato di non aver saputo convincere la comunità internazionale della necessità di estendere per un terzo mandato la presidenza di Nkurunziza. Rimpiazzata anche Virginie Ciza, ministro del Commercio, con Irina Inantore.

Posticipate le elezioni legislative

Intanto, su raccomandazione della Commissione elettorale burundese e su pressione della comunità internazionale, il presidente ha accettato di posticipare di una settimana le elezioni legislative previste per il 26 maggio – che slittano così al 2 giugno – per motivi di instabilità. Tuttavia, questa decisione difficilmente servirà a garantire la sicurezza nazionale alle prossime elezioni. Resta infatti in sospeso la ricandidatura di Nkurunziza ad un terzo mandato presidenziale, ritenuta dall’opposizione incostituzionale e fortemente sconsigliata dalla stessa comunità internazionale.

Nkurunziza controls the ball during a soccer game with his friends in Bujumbura
Il presidente del Burundi Pierre Nkurunziza non rinuncerà a candidarsi per un terzo mandato nonostante le proteste 

 

Nei giorni scorsi anche due ex capi di Stato burundesi, Sylvestre Ntibantunganya e Domitien Ndayizeye, hanno rivolto un appello urgente a varie organizzazioni regionali, tra cui la Comunità dell’Africa Orientale (EAC), la Conferenza internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi (CIRGL) e il Mercato Comune dell’Africa Orientale e Meridionale (COMESA).

L’appello è stato sostenuto da figure politiche e attori della società civile e fondato su quattro punti fondamentali: l’incostituzionalità della ricandidatura di Nkurunziza, aggravata anche dal recente tentato colpo di Stato; la necessità di porre fine alle violenze; la creazione di una forza di interposizione che monitori la sicurezza del popolo burundese; il posticipo delle elezioni legislative e presidenziali e la riapertura delle radio private e degli altri organi mediatici indipendenti.

22 maggio 2015

(fonte Lookoutnews)

AP