«Pensiamo al loro Papa…». Resta in carcere l’imam che pianificava attacchi a Vaticano

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Il Riesame respinge la richiesta della difesa. Il pm: «L’11 dicembre 2010 chiamò a Stoccolma poco prima dell’attentato». Era destinatario della telefonata in cui dal Pakistan si diceva: «Bisogna pensare al loro Papa…»

Resta in carcere l’imam Hafiz Muhammad Zulkifal, 43 anni, pakistano, 8 figli e uno in arrivo, l’appartamento appena acquistato a Pognano dopo quasi vent’anni trascorsi a Verdellino. Zulkifal è stato arrestato lo scorso 24 aprile con l’accusa di essere il capo spirituale di una presunta cellula di Al Qaeda con base operativa in Sardegna. Oggi 22 maggio il tribunale del Riesame di Cagliari ha respinto la richiesta di scarcerazione avanzata dal difensore del presunto terrorista, l’avvocato Omar Massimo Hegazi, che ha messo in evidenza quelli che a suo avviso sono una serie di errori nelle traduzioni delle intercettazioni telefoniche.

Durante l’udienza è emersa, inoltre, una nuova pista investigativa che legherebbe Zulkifal agli attentati di Stoccolma del 2010. Stando alle indagini della Dda di Cagliari, coordinate dal pm Danilo Tronci, tre ore prima delle due esplosioni che l’11 dicembre del 2010 seminarono il terrore a Stoccolma (con un morto e diversi feriti), l’imam di Bergamo avrebbe fatto una telefonata durante la quale avrebbe sostenuto di avere necessità di chiamare in Svezia dove erano già pronti dei «puri». Sulla circostanza sono stati avviati gli accertamenti degli inquirenti.

Zulkifal è il predicatore della moschea di Zingonia, zona ad altissima concentrazione di immigrati musulmani, nella Bassa Bergamasca. Era lui, nel 2010, il destinatario della telefonata dal Pakistan, fatta da una persona non identificata, in cui si parlava della necessità di «pensare al loro Papa…». Parole che gli inquirenti hanno interpretato come un accenno a un possibile attentato in Vaticano, mai messo in essere.

Fonte Corriere della Sera

Bergamo, 23 maggio 2015