Parla Anass Abu Jaffar, il marocchino espulso per “prevenzione terrorismo”

anasSarebbe accusato di essere uno dei reclutatori ad avere convinto Ismar Mesinovic a partire per la Siria. Lui: “Sono andato in Marocco a cercare lavoro, non sono fuggito”

Anas Abu Jaffar, marocchino di 26 anni, è una delle due persone espulsa giovedì scorso dall’Italia con un decreto emesso dal ministro dell’Interno per motivi di prevenzione del terrorismo.

L’autore della pagina Facebook dedicata all’Islam “La scienza del Corano”, sembrerebbe essere uno dei reclutatori presenti nella provincia di Belluno. Al momento si trova a Casablanca, dove lavora da circa un anno come assistente informatico. Raggiunto al telefono per un’intervista si dichiara all’oscuro di tutto.

Anass, ci spieghi cosa è successo?

“Ne so quanto voi, ho letto anch’io sui giornali la notizia. Sono sconvolto. Mia madre si trova in Italia e spero ancora non ne sappia niente, ci rimarrebbe davvero male. Quest’estate sarei dovuto tornare in Italia per farle visita, ma a questo punto credo che non sarà possibile”.

Al momento dove ti trovi?

“Sono in Marocco, lavoro qui. La situazione in Italia è quella che è. Adesso faccio l’assistente informatico a Casablanca. Il Governo italiano sta sbagliando persona, non so come sia possibile che io venga accusato di terrorismo”.

Andiamo con ordine, alcuni giornali dicono che sei fuggito in Marocco prima dell’espulsione.

“Fuggito? Io vivo in Marocco da un anno e mezzo. Ho i timbri sul passaporto che possono provarlo. Da dove sarei stato espulso?”

Come mai non torni in Italia da più di un anno? Sembrerebbe che tu ti sia allontanato di proposito.

“Perché non ho mai avuto ferie. Quest’estate ad agosto sarei dovuto venire a trovare mia madre, come ti ho già detto”.

Ti rendi conto che potresti apparire poco credibile?

“È il lavoro l’unico motivo per cui sono venuto via. Già nel 2012 avevo cercato lavoro in Marocco, ma non ho trovato nulla. Poi sono stato in Olanda per quattro mesi, ma anche lì non ho trovato niente. Alla fine sono tornato nuovamente a Casablanca e da allora non sono più rientrato in Italia. Sono stato solo una volta in Spagna a trovare parenti”.

Mentre risiedevi in Italia sei mai stato fermato o indagato?

“Mai. La polizia è venuta a farmi delle domande in merito a Ismar Mesinovic dopo la sua morte in Siria. Ma mai niente di più. Non mi hanno mai perquisito casa o altro”.

Rispetto a delle indagini in corso a noi risulterebbe il contrario…

“Ho letto qualcosa anch’io sui giornali un po’ di tempo fa, ma non conosco i dettagli di questa inchiesta. Non so neppure con certezza di essere indagato”.

Conoscevi Ismar Mesinovic?

“Sì, lo conoscevo bene. Frequentava la moschea “Assalam”di Ponte nelle Alpi in provincia di Belluno. Una volta ho anche conosciuto la moglie cubana e il figlio di cui so non si hanno più notizie dalla partenza di Ismar. Una brutta vicenda…”

Sapevi dove sarebbe andato?

“No. Aveva detto a tutti che sarebbe andato in Germania a trovare la sorella. Non avrei mai immaginato che volesse raggiungere la Siria per combattere il regime di Assad. L’avrei certamente fermato.”

Ma tu su Facebook hai scritto belle parole per Mesinovic una volta morto.

“Certo, era un amico. Ma io ad oggi non so se Ismar si sia unito all’Isis o meno. Certo è che se scoprissi che il mio amico era un terrorista dello Stato Islamico mi rimangerei subito tutte le belle parole.”

Parlando di Giuliano Delnevo lo hai chiamato “martire”.

“Ed in effetti lo era e forse lo è tutt’ora. I musulmani che muoiono in guerra non martiri, ma i musulmani appunto. Non so se Delnevo si sia unito all’Isis, se così fosse cambierebbe tutto”.

Tu stesso sei accusato di essere molto vicino all’Isis. Cosa ne pensi?

“Penso che sia tutta quanta una follia. La verità è che sono stato espulso solamente per avere scritto su Facebook “Io non sono Charlie Hebdo”. Detto questo non solidarizzo affatto con quei criminali terroristi che hanno ucciso persone innocenti. Io non considero quelle persone dei musulmani, quindi per me non sono neppure “compagni che sbagliano”. È sicuramente vero che quella rivista pubblica materiale molto offensivo nei confronti del Profeta Muhamad, ma questo non vuol dire che non siano liberi di farlo, così come io sono allo stesso tempo libero di prenderne le distanze”.

Ma tu dell’Isis cosa pensi?

“Penso solo male. Io ho sempre scritto anche su Facebook che quelli dell’Isis sono “i cani del fuoco” per utilizzare una citazione coranica. Leggono il Corano, ma non lo capiscono. Io stesso sarei considerato un miscredente, poiché sono un suddito del mio Re (Re marocchino Muhamad VI). Quella bandiera nera non è la loro bandiera, l’Islam non ha bandiere”.

Bruceresti quella bandiera?

“No, c’è comunque scritto sopra il nome del profeta Muhamad”.

25 maggio 2015

IlGiornale

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