Bullismo, video di una quindicenne trasformato in un porno: undici denunciati

polizia postale

Gruppo di minorenni nei guai, denunciati dalla polizia postale per ingiurie e diffamazione.

E’ il cyberbullismo uno dei fenomeni più inquietanti che ’attraversano’ le nuove generazioni. «L’evoluzione tecnologica, sulla Rete, del bullismo… una piaga dei tempi moderni» per dirla come Rosario Izzo, comandante della Polposta spezzina, che ieri, alla festa della Polizia, non solo ha lanciato l’allarme ma ha dimostrato come la stessa sia attrezzata per combatterlo. La sua è stata una delle testimonianze di impegno sul campo che hanno impreziosito la cerimonia, consolidandone il fine, come voleva il questore Vittorino Grillo, sapiente regista di una scaletta che, complice anche brani e canti patriottici eseguiti dagli studenti del liceo musicale «Cardarelli», ha lasciato il segno nelle menti e nei cuori: avvicinare sempre più la Polizia alla gente, ragazzi compresi, per fronteggiare, col concorso delle denunce e la fiducia riposta negli agenti, le insidie che minano la vita della comunità.

La storia raccontata è emblematica dei risultati scaturibili da questa «alleanza»: smascherare gli autori dei reati, riportare serenità nelle vittime sotto stress. In questo caso è stata Anna, nome di fantasia, il bersaglio delle angherie e della «pirateria» informatica messa in atto dai suoi compagni, tutti quindicenni, per vessarla fino al arrivare al punto di minacciarla di essere presa a botte dopo la sua denuncia alla Polizia. Tutto inizia con un’azione di Anna, ormai abituale nell’era di Internet e della comunicazione globale: l’inserimento su Youtube, la ’vetrina’ dei filmati fai-da-te, di un video-selfie in cui si era autoritratta nella sua innocente spensieratezza di adolescente assetata di conoscenza e di vita. Ebbene, quel video è stato manipolato. Attraverso il trattamento digitale, con appositi programmi carpibili in rete senza problemi, è stato trasformato in un film porno, nel quale il volto della protagonista era lei, Anna. Il video è stato lanciato in rete e, così, si è consumata la diffamazione, con corredo di ingiurie, per gli epiteti con i quali veniva dipinta la compagna.

Un tormento per lei, col dilagare degli accessi per visionare il filmato lesivo della sua onorabilità. Di qui il racconto in lacrime ai genitori e la decisione di denunciare il fatto alla Polizia postale, per risalire ai responsabili.Gli agenti sono risaliti a 11 suoi compagni. La ragazza ha chiesto loro spiegazioni. E per risposta ha ricevuto delle minacce. Avevano capito i cyberbulli che pendeva una denuncia alla Polizia e volevano fosse ritirata. La ragazza è stata al gioco e ha dato loro l’appuntamento per il chiarimento. Il progetto coltivato dai compagni era, in effetti, quello di darle una lezione, a suon di botte. Alle prime avvisaglie sul campo, dalle retrovie sono comparsi i poliziotti, che hanno bloccato i ragazzi. Risultato: tutti denunciati – per ingiurie, diffamazione e minacce – alla procura del Tribunale per i minorenni, che ora sta vagliando le singole responsabilità nella prospettiva del processo. Sul volto di Anna, intanto, è tornato, radioso, il sorriso. «Grazie amici poliziotti….». E’ l’espressione con cui ha accompagnato la stretta di mano agli angeli in divisa.

Altra storia raccontata ieri, da parte del sovrintendente Annabella Rossi, quella dell’inchiesta che ha portato la squadra mobile alla scoperta della violenza subita da una donna da parte dell’amico che aveva invitato in casa per prendere insieme il caffè. Lui, all’interno di quello per lei, ci mise del Tavor e, abusando dello stato confusionale indotto, sfogò i suoi istinti sessuali sulla donna. Tutto era iniziato col fatto che non rispondeva ad una amica che telefono e bussò invano alla porta di casa, per poi dare l’allarme. La vittima, ancora stordita dal caffè al Tavor, era stesa a terra. Trasportato al pronto soccorso, sottoposta ad accertamenti, col ritorno della memoria, emerse la sconvolgente verità. L’uomo, messo alle strette, ha confessato. A breve il processo.

di Corrado Ricci

Fonte La Nazione

La Spezia, 26 maggio 2015