Isis, bruciata viva perché si era rifiutata di prendere parte a un atto sessuale estremo

isis8

Un’altra pagina dell’orrore è stata scritta: una donna è stata bruciata viva da alcuni miliziani dello Stato Islamico dopo essersi rifiutata di prendere parte a un atto sessuale estremo.
A riportare la tragica notizia è stata Zainab Bangura, rappresentante delle Nazioni Unite per le violenze sessuali durante i conflitti, che sta sviscerando i raccapriccianti crimini contro giovani donne – in particolare della comunità yazidi in Iraq – dopo aver raccolto informazioni provenienti da Siria, Iraq, Turchia, Libano e Giordania.

«Centinaia di donne – ha detto Bangura – sono state rapite dai jihadisti che mandano le “vergini più belle” al mercato degli schiavi nella città siriana di Raqqa: lì vengono vendute come oggetti sessuali al miglior offerente. Molte vengono spogliate nude e costrette a sottoporsi a test di verginità prima di essere messe all’asta e offerte ai leader dello Stato Islamico e ai suoi soldati. L’Isis commette stupri, mette in schiavitù, costringe alla prostituzione forzata e ad altri atti di estrema brutalità. Abbiamo sentito un caso di una ragazza di 20 anni che è stata bruciata viva perché si rifiutava di compiere un atto sessuale estremo. Ma non è un caso isolato: sono venuta a conoscenza di altri atti sessuali sadici».

Ogni acquirente compra solitamente tre o quattro donne e le mantiene per alcuni mesi in stato di schiavitù sessuale prima di stancarsi e decidere di rivenderle. «Abbiamo sentito parlare – ha raccontato Bangura, facendosi portavoce del grido disperato delle yazidi – di una ragazza che è stata scambiato 22 volte e di un leader Takfiri che aveva scritto il suo nome sulla mano della sua schiava per mostrare a tutti che era di sua “proprietà”. Gli estremisti stanno vietando alle ragazze di usare il velo dopo che, alcune di loro, lo hanno usato per impiccarsi».

L’Isis commette sistematicamente crimini sessuali contro le ragazze yazidi dopo il rapimento di oltre 200 donne dalle loro case nel nord dell’Iraq nello scorso agosto, come ha riportato lo Human Rights Watch (HRW). Le storie di queste vittime della crudeltà si susseguono giornalmente: tra queste c’è la storia di una bimba di 9 anni rimasta incinta dopo essere stata stuprata ripetutamente dai jihadisti. Hanan, 19 anni, ha raccontato dei suoi giorni da incubo durante i quali veniva picchiata e stuprata. Stessa sorte per un’altra yazidi tenuta in ostaggio, ammanettata e violentata a turno da diversi combattenti.

«Quelle che saranno abbastanza fortunate da fuggire – ha dichiarato Liesl Gerntholtz del HRW – dovranno sottoporsi a cure psicologiche inimmaginabili per superare il trauma che hanno sopportato».

Fonte Il Messaggero

Roma, 26 maggio 2015