Wikileaks svela il segreto di Pulcinella: “Quella in Libia è una missione militare”

Immagine

Secondo il sito di Assange si tratterebbe di una vera e propria “campagna militare” sul territorio libico  I documenti svelati da Wikileaks –  I documenti svelati da Wikileaks/2

Non è che Bruxelles abbia mentito spudoratamente, ma i documenti pubblicati da Wikileaks nella serata di ieri chiariscono obiettivi e modalità di azione. Parliamo di Libia e del piano europeo di colpire sul nascere il problematico esodo di profughi dal nord Africa. Secondo i leaks del sito creato da Julian Assange non si tratterebbe di una missione per contrastare il fenomeno dell’immigrazione clandestina tramite la vigilanza del Mediterraneo e il salvataggio di profughi sui barconi, ma di una vera e propria operazione militare condotta in profondità nel territorio libico con lo scopo di distruggere tutte le reti di trasporto e le infrastrutture. Nei documenti, disponibili online, si parlerebbe esplicitamente di “boots on the ground”, qualcosa di diverso da quanto spiegato dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che in tempi non sospetti avevano spiegato:

“Né la missione europea né l’eventuale risoluzione delle Nazioni Unite prevedono un intervento militare in Libia. Nessun intervento di terra, ma piuttosto un grande lavoro di intelligence. Abbiamo gli strumenti per individuare con satelliti e droni la localizzazione dei barconi e intervenire sul posto. Si può fare senza provocare perdite umane”. (Gentiloni)

Non si tratta nemmeno di un operazione di “polizia internazionale”, che prevede esclusivamente il controllo e la gestione dei profughi dei barconi. (Alfano)

Si tratterebbe, invece, di un vero e proprio intervento militare che prevede ben altre regole di ingaggio: “L’uso della forza deve essere ammesso specialmente durante le attività di imbarco. Quando si agisce sulla terra ferma o durante le interazioni con ibarcazioni non adatte alla navigazione”. La missione, varata nel vertice dei ministri degli Esteri e della Difesa lo scorso 18 maggio, smentirebbe quanto dichiarato a più riprese dal governo. “L’Ue schiererà la forza militare contro infrastrutture civili per fermare il flusso di rifugiati. Dati i passati attacchi in Libia da parte di vari paesi europei appartenenti alla Nato e date le provate riserve di petrolio, il piano può portare a un altro impegno militare”. Sono previste inoltre possibili interventi di terra vista la presenza di forze ostili come l’Isis. Non è invece chiaro il ruolo interpretato dalle Nazioni Unite nel quadro della missione.

Aveva ragione The Guardian. I documenti andrebbero dunque a confermare l’inchiesta condotta qualche giorno fa dal quotidiano inglese, The Guardian. Per l’operazione si ipotizzano tre fasi, con una durata iniziale di un anno. E sarà ritenuta conclusa quando “il flusso di migranti e l’attività dei trafficanti saranno significativamente ridotti”. L’obiettivo è frenare le partenze dei barconi, se necessario attraverso la distruzione delle organizzazioni degli scafisti.

Evitare problemi di comprensione dell’opinione pubblica. Il Consiglio militare dell’Unione europea considera essenziale, fin dall’inizio, una strategia mediatica per enfatizzare gli scopi dell’operazione e per facilitare la gestione delle aspettative. Operazioni di informazione militare dovrebbero essere parte integrante di questa missione europea. Le carte rivelano che nell’operazione militare sarà fondamentale il controllo delle informazioni che circolano sui media a proposito della missione. “Il comitato militare conosce il rischio che ne può derivare alla reputazione dell’Ue, rischio collegato a qualsiasi trasgressione percepita dall’opinione pubblica in seguito alla cattiva comprensione dei compiti e degli obiettivi, o il potenziale impatto negativo nel caso in cui la perdita di vite umane fosse attribuita, correttamente o scorrettamente, all’azione o all’inazione della missione europea”.

Fonte Il tempo

Roma, 26 maggio 2015