Parigi respinge gli immigrati e ce li riporta tutti in Italia

profughiudinePer arginare l’ondata di immigrati che tentano di entrare in Costa Azzurra, il governo di Parigi dispiega misure eccezionali: i clandestini vengono fermati al confine, caricati su un furgone e riportati in Italia senza tante cerimonie. Ma i controlli alla dogana sarebbero vietati dalle leggi dell’Unione Europea

Alla stazione di Ventimiglia si radunano a decine. Somali, eritrei, subsahariani. Immigrati. Ti fissano con grandi occhi scuri spaventati, qualcuno azzarda una parola in inglese.

Vogliono tutti la stessa cosa: passare la frontiera con la Francia, raggiungere i parenti oltre confine o tentare la fortuna nei Paesi del Nord Europa.

Parigi, però, da qualche tempo ha di fatto chiuso il confine agli immigrati, in barba altrattato di Schengen che impone la libera circolazione delle persone nella Ue e vieta i controlli al confine. Nel 2014 le richieste di riammissione per i “sans papier” erano 739. Ad oggi, nel 2015 sono già più di 2500: numeri che parlano da soli.

Gli immigrati, perlopiù provenienti dai porti della Libia, arrivano in città da Milano o da Roma, trascorrono la notte in stazione e la mattina prendono il primo treno per Nizza.

La polizia francese sale alla prima stazione dopo il confine, Menton-Garavan. Percorre tutti i vagoni dalla testa alla coda del treno, toilettes comprese, controllando chiunque non abbia l’aspetto di un europeo. Chi non ha i documenti in regola viene fatto scendere, caricato su un cellulare e portato al valico di confine di Ponte San Luigi. Donne, uomini, bambini, senza distinzioni. Il messaggio è chiaro: qui non si passa, la frontiera è fermée.

Gli accordi di Schengen, però, prevedono solo le pattuglie “di retrovalico’, dislocate entro dieci chilometri dal confine, non i controlli in prossimità della dogana. Gendarmerie, polizia e reparti speciali transalpini, però, non sembrano darsene troppo pensiero e controllano direttamente sul confine.

Per fermare la marea umana che si riversa in Costa Azzurra Hollande investe molte risorse. “Parigi ha mandato 150 uomini di rinforzo alla frontiera di Mentone – spiega Stefano Cavalleri del Sap di Imperia – Mentre in Italia il Viminale riduce gli organici, distaccando parte degli agenti di Ventimiglia a Milano, dove sono impiegati nel servizio di sicurezza a guardia di Expo. Grazie a questa decisione abbiamo perso dieci uomini su sessanta.”

La disparità di trattamento riservata ai migranti da un lato all’altro del confine è evidente visitando il valico stradale, affacciato su uno dei tratti di costa più belli dell’intero Mediterraneo. Dal lato francese stazionano almeno cinque auto della polizia, sul versante italiano non si vede anima viva: quando i francesi riaccompagnano in dogana i migranti irregolari fermati sul treno, dalla parte italiana non c’è nessuno a prenderli in consegna. Così i disperati fingono di tornare a piedi verso Ventimiglia, ma spesso ritentano la sorte cercando di passare il confine, spesso a rischio della vita, attraverso scalinate e sentieri di montagna. Con ogni probabilità verranno fermati di nuovo e nuovamente riaccompagnati in Italia, in una roulette russa senza senso, sino a che, in un modo o nell’altro, non riusciranno a forzare il passaggio.

Le autorità italiane restano a guardare, anche perché da quando è stato abolito il reato di clandestinità non possono fare molto. La Francia ci sbatte le porte in faccia, a noi e agli immigrati, come a dire: “Arrangiatevi”. Bruxelles, altrimenti così solerte nel sottolineare le nostre inadempienze e i nostri obblighi, osserva e tace.

29 maggio 2015

IlGiornale

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